Uefa, Concacaf e Afc contro Infantino: lettera durissima contro il presidente, chiesta una revisione indipendente della Fifa sull’italo svizzero
Il fronte contro Gianni Infantino si allarga ancora. Uefa, Concacaf e Afc hanno pubblicato una lettera aperta congiunta, firmata dai rispettivi presidenti Aleksander Ceferin, Salman Bin Ibrahim Al Khalifa e Victor Montigliani, in cui tornano a puntare il dito contro la gestione della Fifa e del suo numero uno. Il messaggio delle tre confederazioni, che insieme rappresentano oltre 130 delle 211 federazioni affiliate, è netto: il calcio “non appartiene a nessun individuo né a nessuna istituzione”, ma a giocatori, tifosi, club e federazioni, e la leadership dev’essere “al servizio del gioco”
La furia di Uefa, Afc e Concacaf: cosa contestano a Infantino
Il riferimento è ovviamente al progetto Fifa Forward Enterprise, il piano con cui la Fifa aveva provato a cedere una quota dei diritti commerciali del Mondiale a investitori privati, salvo poi ritirarlo sotto la pressione internazionale. Per le tre confederazioni non si tratta di rimettere in discussione le decisioni prese collettivamente, come l’ampliamento dei tornei o l’assegnazione dei Mondiali 2030 e 2034, quanto piuttosto di un problema più profondo: l’integrità di chi è stato eletto per guidare il movimento. La lettera che la Fifa ha inviato a vicepresidenti e federazioni, parlando di un mero “fallimento della comunicazione”, viene respinta come una lettura riduttiva: secondo Uefa, Concacaf e Afc si è trattato di una proposta calata dall’alto, con tempi stretti e senza consultazione reale, sintomo di una strategia pensata per limitare il controllo delle federazioni piuttosto che di una semplice svista.
Le tre confederazioni chiedono ora che la revisione promessa dalla Fifa sul caso non sia condotta internamente, ma affidata a una parte terza indipendente. Viene inoltre criticato il summit riservato tenutosi in Marocco, a cui avrebbe partecipato un solo funzionario eletto insieme ai soli vertici dirigenziali della Fifa, senza alcun rappresentante del Consiglio o delle federazioni affiliate: un episodio che, secondo la lettera, conferma lo stesso modello di gestione che ha generato la crisi. In quell’incontro, i vertici avrebbero confermato la fiducia nei confronti di Infantino.
Il piano di privatizzazione e la rivolta della Uefa
Il vaso di Pandora è stato scoperchiato lo scorso 29 luglio. Dopo un Mondiale turbolento con tanti casi delicati e migliaia di critiche, emerge il progetto Fifa Forward Enterprise: la cessione di una quota di minoranza di una nuova società, valutata circa 20 miliardi di dollari, destinata a gestire diritti commerciali, licenze e organizzazione dei tornei Fifa, Mondiale compreso. La risposta della Uefa arriva già il giorno dopo e decidono all’unanimità il boicottaggio di ogni competizione Fifa, Mondiale incluso, finché il progetto non sarà ritirato. La Fifa, dal canto suo, prova inizialmente a tirare dritto, parlando di una “consultazione aperta e democratica” interrotta da “notizie di stampa non corrette”. Il colpo più duro arriva però dall’interno della Fifa stessa: il 31 luglio Carlos Cordeiro, senior advisor di Infantino e consigliere della task force della Casa Bianca per il Mondiale 2026, rassegna le dimissioni definendo il piano “un pessimo affare per il calcio”. Con oltre 130 federazioni ormai schierate contro, Infantino getta la spugna e nella notte tra il 31 luglio e il 1° agosto annuncia il ritiro della proposta.
Una tregua solo apparente
Il ritiro del progetto, però, non ha chiuso la partita. Il 6 agosto la Uefa ha ribadito la perdita di fiducia nella presidenza di Infantino, sostenendo che le condizioni poste non fossero ancora state soddisfatte. Nel frattempo la stampa britannica ha rivelato che, in caso di via libera al progetto, il presidente Fifa avrebbe potuto beneficiare di un compenso stimato attorno ai 30 milioni di euro. Sempre dal Regno Unito, il Telegraph ha rivelato che Infantino, quando era segretario generale Uefa (ruolo che ha ricoperto dal 2009 al 2016), avrebbe pagato una liquidazione a sei cifre e finanziato un Mba a una dipendente con cui avrebbe avuto una relazione, dopo che l’allora presidente Uefa Platini lo mise davanti a un aut aut tra la donna e l’incarico. Infantino nega tutto tramite un portavoce, definendo le accuse “false e diffamatorie”, ma si aggiunge a uno scenario e una crisi ben più ampia. Come la lettera di Uefa, Concacaf e Afc: la proposta è stata accantonata, ma la fiducia tra la Fifa e gran parte del resto del movimento calcistico, fatta eccezione per Argentina e Messico, resta tutt’altro che ricostruita.

