“Leader silenzioso, giocatore impressionante. Patrimonio del calcio”

ALL calcio
5 Min Read

Maurizio Ganz lo dice senza giri di parole: Franco Baresi era unico. La notizia della morte della leggenda del Milan, arrivata il 31 luglio scorso, non ha colto di sorpresa, visti i gravi problemi di salute che duravano da tempo. Ma ha colpito nel profondo tutto il mondo dello sport. Tantissimi i messaggi di cordoglio: un ricordo unanime e sentito per lo storico capitano del Milan.

Baresi venne scartato dall’Inter, che invece prese il fratello Beppe, perché ritenuto troppo gracile, ‘piscinin’ in gergo milanese. Su imbeccata di Italo Galbiati, fece tre provini al Milan che lo ritenne adatto: ne divenne il simbolo in campo per oltre 20 anni.

Tanti successi e due crucci: il Mondiale e il Pallone d’Oro

Una carriera incredibile, quella di Kaiser Franz, soprannome affibbiatogli in onore di un altro grandissimo libero come Beckenbauer: quasi tutto quello che c’era da conquistare, Baresi lo ha vinto.

Solo due crucci: la finale Mondiale del 1994 contro il Brasile, persa ai rigori nonostante una prestazione sontuosa dopo 25 giorni da un intervento al menisco del ginocchio. E il Pallone d’Oro che non è mai arrivato. Si tratta di gocce in un mare di successi.

Nel giorno del suo funerale, abbiamo chiesto a Maurizio Ganz, con cui ha duellato sui terreni di gioco e, successivamente, ha lavorato insieme nel club rossonero, un ricordo di Baresi.

“Era impossibile giocare contro Baresi”

“Franco l’ho incontrato in campo quando militavo nel Brescia e nell’Atalanta. Come giocatore era impressionante, giocarci contro era impossibile. Non ti lasciava spazio, sapeva quando anticipare, quando scappare all’indietro. La difesa del Milan è stata una delle migliori di tutti i tempi, non c’era bisogno di tante parole, bastava uno sguardo di Baresi per dirigere tutto. È stato unico. Mi lega a lui, oltre averlo affrontato da avversario, anche il fatto di aver giocato insieme con il Milan Legends ed è stato il mio vice presidente onorario quando ho allenato la squadra femminile rossonera. Inoltre, con la mia società, la GS Sport Event, nell’ambito del Maurizio Ganz Camp sono riuscito a portarlo a Tarvisio, dove ho mosso i miei primi passi da calciatore. È stato un orgoglio enorme, una cosa straordinaria”.

“Poche parole e tanti fatti: Franco era un uomo vero”

Un dolore trasversale ha attraverso il mondo del calcio internazionale, mai come in questo caso unito e compatto nel ricordare un giocatore e una persona di altissima statura morale.

“Baresi è un patrimonio Mondiale. Se sotto l’aspetto del giocatore aggiungere qualcosa sarebbe superfluo, come uomo è stato umile, nonostante abbia vinto qualsiasi cosa a livello sportivo, una persona disponibile. In definitiva, un uomo vero. Conosco la sua famiglia, il fratello Beppe e la nipote Regina, e questo mi ha fatto capire molto di Franco. Da buon bresciano, di Travagliato, è stata una persona di poche parole, ma tanti fatti”.

Il lascito di Baresi al calcio

In conclusione, abbiamo chiesto a Ganz cosa lascia Baresi al calcio, soprattutto a quello nostrano distrutto da una grave crisi economica, da un abbassamento della qualità e con una Nazionale che non partecipa al Mondiale dal 2014.

“Passione, dedizione e senso di appartenenza: penso sia questo il lascito più grande di Baresi per il mondo del calcio mondiale. Appartenenza che vuol dire indossare una maglia e farlo al 100%. E, poi, quel silenzio da leader, un silenzio pieno di tante parole”, ha concluso Ganz a Virgilio Sport.

TAGGED:
Share This Article
Leave a Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *