L’ex difensore rossonero sarebbe stato ottimo allenatore, grandissimo dirigente e team-manager perfetto per la Nazionale, la storia del rigore con l’Atalanta
Tutti in piedi per Franco Baresi, oggi. Vale per chi è a Sant’Ambrogio come per chi vede le esequie della leggenda del Milan in tv. Tutti in piedi per l’ultimo applauso, il più doloroso, quello che non avremmo voluto mai fare. Con Baresi se ne va un campione inavvicinabile, un uomo rigoroso, serio, professionista in tutto, una persona d’altri tempi di quelle che hanno buttato lo stampino quando l’hanno fatta. Nonostante una carriera luminosa, costellata di vittorie e di partite memorabili, qualche piccolo rimpianto però resta.
L’ultima partita di Baresi
Il 1 giugno 1997 Baresi giocò la ultima partita ufficiale con la maglia del Milan, finì 1-0 per il Cagliari a San Siro, Il Piscinìn aveva debuttato il 23 aprile 1978 con Nils Liedholm e la maglia rossonera fu la sua seconda pelle per 20 anni, con 719 partite disputate e 33 gol realizzati per un Palmares da record: 6 Scudetti, 4 Supercoppe italiane, 3 Champions League, 3 Supercoppe europee, 2 Coppe Intercontinentali e 1 Mitropa Cup. Il 28 ottobre 1997 ci fu invece la commovente partita d’addio contro una selezione di All Stars a San Siro ma dopo cosa ha fatto Baresi?
Cosa ha fatto dopo aver smesso
Dopo aver appeso le scarpette al chiodo Baresi è entrato per alcuni anni nei quadri dirigenziali nel Milan, e ha poi avuto una breve esperienza come direttore sportivo del Fulham ma rimase in Inghilterra solo 81 giorni fino 20 agosto 2002, quando lasciò per sopraggiunti contrasti con l’allenatore Jean Tigana. Il 19 settembre 2002 ritorna al Milan come allenatore della squadra Primavera, nel 2006 passa alla guida tecnica della formazione Berretti. Nel 2008 torna dietro la scrivania, entrando a far parte della direzione marketing del club rossonero, con Mister Li che rileva il club da Berlusconi nel 2017 diventa brand ambassador della squadra, nel 2020 la nuova proprietà Elliott nomina Baresi vicepresidente onorario del club, carica che ricoprirà fino alla morte.
Al confronto con quella di calciatore quella di Baresi allenatore-dirigente è un’inezia. Possibile che un campione come lui, tatticamente perfetto e tecnicamente ineguagliabile, non potesse emergere anche come allenatore? Qui subentra il carattere di Franchino, come venne registrato all’anagrafe: per niente disposto a compromessi, tutto d’un pezzo, allergico ai procuratori e ai giochi di Palazzo. Sarebbe stato un ottimo tecnico, sicuro. Ma non faceva per lui.
Avrebbe potuto fare il dirigente “alla Galliani”: grande competenza, conoscenze ovunque ma siamo sempre lì: ce lo vedete Baresi a dover promettere commissioni fuori busta agli agenti o a dover accettare acquisti a scatola chiusa pur di arrivare a un obiettivo? Ce lo vedete con la calcolatrice a gonfiare plusvalenze? Nossignori, non poteva fare neanche il direttore sportivo. Un ruolo però sì che avrebbe potuto svolgerlo, quello del team manager alla Nazionale. Come Riva e Vialli, altri due esempi di specchiata onestà.
Il compito di Ranieri
Una figura carismatica per gli azzurri e conosciutissima in ambito internazionale, rispettata da arbitri e avversari. Un monumento simbolo ma concreto, non solo un feticcio vivente da portarsi dietro. Ecco, forse, cosa ci siamo persi di Baresi. Fortuna che tutto il resto ce lo siamo presi e lo ricorderemo per sempre. Da mostrare alle scuole calcio per imperitura memoria. Ranieri ecco cosa devi fare per i ragazzi, ecco come si può iniziare a far crescere il movimento.
Quel rigore con l’Atalanta
In tutta la sua storia calcistica resta un solo episodio da dimenticare. Lo ricordiamo non per cattiveria ma proprio perchè è l’unico, solo, figlio unigenito di madre vedova. Era il 24 gennaio 1990, allo stadio Comunale di Bergamo, si giocava una gara del girone finale della Coppa Italia 1989‑90: Atalanta contro Milan. Agli orobici serviva una vittoria per qualificarsi; al Milan bastava un pareggio. Bresciani portò in vantaggio gli orobici a fine primo tempo. A un minuto dal 90′, però, sull’1-0 per la Dea, il fattaccio. Su un’azione in area dell’Atalanta, Stefano Borgonovo rimase a terra dopo un contrasto. Stromberg con un gesto di fair play fece uscire volontariamente il pallone fuori dal campo per permettere i soccorsi. Tuttavia, alla ripresa del gioco, il Milan non restituì la palla all’Atalanta come si fa sempre.
Il pallone passò da Rijkaard a Daniele Massaro che mise al centro, Barcella intervenne in ritardo su Borgonovo in area e l’arbitro fischiò il rigore. Era il 90′, Baresi dal dischetto avrebbe potuto calciarlo volontariamente fuori. Invece segnò: 1-1 e qualificazione al Milan. Stromberg uscì volontariamente dal campo prima del fischio finale, definendo l’episodio “una vergogna” per lo sport, cosa che fu sottolineata da tutti. Resta l’unico neo di una carriera e di una vita senza macchia e senza peccato. Era un uomo alla fine anche Baresi. Ma, signori, che uomo. Tutti in piedi, again.

