Solo 16 giorni, tanto è durato l’avvento di Paolo Maldini e di Leonardo nei quadri dell’Italia: l’ex dirigente del Milan ancora una volta se ne va sbattendo la porta ma ora c’è chi lo critica
Paolo Maldini è di sicuro una figura unica nel mondo del calcio. Come calciatore ancora ha intorno a sé un aura che lo rende quasi un mito per chi ha giocato con lui o contro di lui. Ma anche come dirigente nel corso degli anni è diventato una figura di riferimento. I tifosi del Milan ancora lo rimpiangono, ma le ultime due settimane e la sua storia con l’Italia restituiscono anche una figura diversa che non piace a tutti.
“Maldini come il Marchese del Grillo”: l’attacco di Dagospia
La decisione di rassegnare le dimissioni dopo soli 16 giorni non è stata sorprendente per molti. Paolo Maldini ha una personalità forte e un modo di intendere il calcio diverso da tanti altri. Non ha fatto eccezione l’azzurro della nazionale, così come era già successo al Milan. Ma se questo temperamento molto deciso, lo ha reso un dirigente molto apprezzato da tanti, c’è anche chi lo critica. Nei giorni scorsi il popolare sito Dagospia si è espresso in maniera netta: “Paolo Maldini, il Marchese del Grillo del calcio: io so io e voi non siete un c… Paolino nella sua carriera ha una specialità: porre aut aut e andare via sbattendo la porta. Maldini che non ha la qualifica né di allenatore né di direttore sportive, non ammette il compromesso, o si fa come dice lui o niente”.
Paolo “l’intransingente”: il passato al Milan e la frase di Galliani
Maldini vuole fare le cose a modo suo, ha una visione precisa del suo programma e del suo piano d’azione e non ammette compromessi. Non è una sorpresa, Malagò ha dovuto fare opera di convincimento prima di riuscire a strappare il sì per la nazionale. Il retroscena dei dialoghi tra il presidente FIGC e il dirigente non si conosce, ma quello che si sa è la storia di Maldini. L’addio al Milan ne è un esempio fondamentale. Gerry Cardinale ha una visione diversa per il futuro rossonero, un’idea che arriva dalle sue esperienze con lo sport statunitense. Lo scontro è inevitabile visto che Paolo vuole un Milan in grado di investire e competere con le migliori in Italia e in Europa. Non c’è possibile punto di contatto e arriva la separazione non senza polemiche e non senza rimpianti (soprattutto dei tifosi rossoneri).
Paolo “l’intrasigente” non lo si scopre di certo oggi. Le parole di Adriano Galliani quando era ancora dirigente del Milan raccontano alla perfezione all’approccio dell’ex difensore: “Ho provato a lungo e più volte a portarlo al Milan offrendogli ruoli importanti. Praticamente tutti tranne il mio”.
Nessuna eccezione: neanche per l’Italia
Con la nazionale le cose non sono andate in maniera diversa. Maldini ha chiesto carta bianca, ha portato con sé Leonardo come “advisor” e ha seguito la strada più sorprendente di tutte: quella che portava ad Andrea Pirlo come ct. Il caso dei rapporti con la Russia è stata quella che ha segnato la rottura definitiva con Malagò che però sin dal primo momento non sembrava appoggiare il piano dei due dirigenti. Una volta che il presidente ha deviato dalla linea prevista, Maldini non ci ha pensato su due volte e nel giro di 48 ore sono arrivate le dimissioni sue e di Leonardo. Nessuna eccezione, neanche per la nazionale, per Paolo l’intransigente.

