“Spostato il limite della decenza”, il durissimo attacco di Condò a Malagò e Mancini. E la serie A è sul piede di guerra

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Il ritorno in panchina di Roberto Mancini dopo la decisione di lasciare l’Italia per l’Arabia Saudita genera il partito degli scontenti: il Corriere della Sera va all’attacco, la serie A osserva minacciosa

Niente benvenuti o bentornati. Il ritorno di Roberto Mancini sulla panchina dell’Italia riceva un’accoglienza piuttosto fredda almeno stando a quanto emerge dalle prime pagine di alcuni giornali. Sono la Gazzetta dello Sport e il Corriere della Sera a guidare il fronte del no al commissario tecnico ormai non più ex. Ma a finire nel mirino è soprattutto il neo presidente della Figc, Giovanni Malagò.

L’attacco di Condò a Malagò e Mancini

Paolo Condò è uno dei giornalisti sportivi più apprezzati in Italia, la sua è una voce sempre pacata che raramente va a caccia dello scontro o di opinioni divisive. Ed è proprio per questo motivo che le sue parole sul ritorno di Roberto Mancini alla guida della nazionale risuonano ancora più forti. Sulle colonne del Corriere della Sera il giornalista attacca la scelta scrivendo che Malagò “ha spostato in avanti il limite della decenza: da oggi puoi abbandonare l’Italia 27 giorni prima delle gare che contano per andare a prendere un ingaggio fiabesco in Arabia Saudita e tornare a Coverciano come se nulla fosse. Quello che ci resta inconcepibile è come si possa pretendere di tornare sulla panchina tradita una volta che la vita di Riad ti è venuta a noia”.

“Amici miei”: il titolo della Gazzetta fa discutere

Il ritorno di Roberto Mancini ha avuto un’accoglienza molto fredda anche da parte del principale quotidiano sportivo italiano. Il titolo della Gazzetta dello Sport in prima pagina non lascia molto spazio alle interpretazioni: “Amici miei”, si legge sulla copertina della rosea. Così come il Corriere, il quotidiano sportivo punta il dito contro “l’amichettismo”: “Il presidente vara un’Italia costruita al Circolo Aniene”. L’accusa che viene mossa a Malagò è quella di aver preferito amicizie e contatti personali rispetto anche alle richieste della serie A. E nell’editoriale della vicedirettrice Arianna Ravelli si legge: “Dovevamo assistere a una rivoluzione, siamo invece di fronte a un calcio che conosciamo fin troppo bene, quello delle relazioni personale e delle eccezioni”.

La serie A voleva Antonio Conte

Sono passate poche settimane dall’arrivo di Giovanni Malagò alla guida della FIGC ma il nuovo presidente deve già fare i conti con il malcontento interno. Dopo la sconfitta ai rigori contro la Bosnia, si era parlato di una necessaria “unità di intenti” per risollevare le sorti della nazionale, a distanza di qualche mese, la spaccatura è ancora presente e forse rischia anche di allargarsi dopo quanto successo per la scelta del commissario tecnico. Malagò ha scelto la sua strada, dopo le dimissioni di Maldini e Leonardo, è tornato sulla sua prima opzione: Roberto Mancini. Una decisione che ai club di serie A che avevano sostenuto la sua candidatura non è piaciuta e non solo perché avrebbero voluto Antonio Conte. A essere in discussione è stato il metodo con il presidente che non avrebbe affrontato un percorso comune con i club.

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