Il dt azzurro vuol lasciare la sua impronta in maniera netta e vuol dare un taglio netto al passato: bocciati gli ex ct, la parola d’ordine è rifondazione
E’ passato più di un mese dall’elezione del presidente della Figc che avrebbe dovuto aprire immediatamente le porte al ct erede di Gattuso: la panchina dell’Italia è vacante dalla notte tragica di Zenica e da quei rigori con la Bosnia ma in Italia siamo ancora alle voci, ai ballottaggi, al toto-allenatore. Possibile che il Belgio in due giorni, dopo il saluto a Garcia, abbia trovato in van Bommell il nuovo selezionatore e noi stiamo ancora a sfogliare la margherita? E soprattutto perchè? Malagò, Maldini e Leonardo hanno avuto tutto il tempo per parlarsi e confrontarsi ma siamo ancora fermi alla proposta fatta a Guardiola.
La missione di Maldini
L’impressione è che a muovere i fili sia soprattutto Maldini. Fosse stato per Malagò la panchina dell’Italia da tempo avrebbe avuto un padrone: con Mancini era praticamente tutto fatto, 4 anni di contratto a 2 milioni netti a stagione, cifre in linea col budget della Figc che senza i Mondiali ha perso tantissimi soldi ma la fumata bianca non è mai arrivata. Il presidente federale ha concesso pieni poteri al dt e non poteva nè voleva scavalcarlo. Ma perché Maldini ha preso le distanze da Mancini? Non è questione di antipatia personale o sfiducia, il punto è che Maldini ha intenzione di fare tabula rasa col passato. La parola d’ordine è rifondazione, azzerare le vecchie politiche e ripartire con un programma totalmente diverso.
Guardiola sì ma Conte no: ecco perché
Da qui la scelta di escludere chi ha già allenato l’Italia. La sua idea iniziale era e resta Pirlo, una scommessa personale, uno schiaffo alle gerarchie sul modello di altre nazionali straniere che spesso e volentieri non sono andate a spulciare i curricula dei tecnici per dar loro in mano la selezione. La suggestione Guardiola l’ha abbracciata anche per orgoglio: avrebbe voluto essere lui l’uomo in grado di regalare all’Italia l’allenatore più famoso del mondo, come opporsi al tentativo del resto? Però se c’erano i soldi per Guardiola (“in certi casi si può fare un’eccezione”, ha detto Malagò) o per Ancelotti ci sarebbero stati anche per Conte. Ma l’ex tecnico del Napoli non è stato preso troppo in considerazione, pare. E il motivo sarebbe sempre lo stesso: fa parte del passato, non ha la “faccia” della rivoluzione.
Le parole d’ordine per la nuova Italia
La “mission” di Maldini è improntata a Glasnost e Perestrojka, le parole d’ordine della Russia di Gorbaciov negli anni 80: ristrutturazione e trasparenza. E un taglio netto con la “vecchia” Figc. E allora va bene Pirlo ma anche Palladino, sarebbe andato benissimo De Zerbi se fosse stato libero e forse anche Grosso o De Rossi. Un ripensamento su Conte, gradito a tutta la serie A, (ma anche su Mancini) sarebbe auspicabile. Paolo Maldini ci ha messo la faccia ma vuol metterci tutto il poster a figura gigante sulla Nazionale che sarà. L’Italia incrocia le dita, sperando che Paolino non stia giocando solo per sè e per la sua immagine e per prendersi una rivincita dopo le delusioni al Milan dove, non dimentichiamo, aveva scelto lui un certo Giampaolo….

