Il ct delle Furie Rosse tocca il punto più alto della sua carriera battendo in finale la Seleccion di Scaloni ai supplementari: una squadra quasi perfetta, tra talento e organizzazione
Luis De La Fuente entra definitivamente nella leggenda del calcio mondiale. La sua Spagna conquista i Mondiali 2026 superando 1-0 l’Argentina di Lionel Scaloni al termine dei tempi supplementari, grazie alla rete di Ferran Torres arrivata al primo minuto del secondo extra-time. Un successo figlio del talento, dell’organizzazione e di una solidità difensiva a tratti imbarazzante, che consegna alle Furie Rosse il secondo titolo iridato della loro storia, a 16 anni da quello del 2010.
Il ct campione: dalle giovanili al tetto del mondo
Luis De La Fuente sul tetto del mondo. La vittoria in finale contro l’Argentina campione in carica rappresenta per il ct iberico il punto più alto di un percorso iniziato molto tempo fa. Ex difensore dell’Athletic Club, De La Fuente ha costruito la propria carriera soprattutto in panchina, diventando un autentico punto di riferimento per le selezioni giovanili della Spagna. Con Under 19, Under 21 e formazione “Olimpica” ha conquistato titoli internazionali, formando e crescendo molti dei protagonisti del trionfo mondiale.
Lamine Yamal, Nico Williams, Pedri, Cubarsí e gran parte dell’ossatura della Nazionale sono maturati seguendo principi e idee di gioco di De La Fuente. Un percorso che gli ha permesso di prendere in mano le redini della Nazionale maggiore senza stravolgere idee e metodologie di allenamento. Prima la Nations League, poi l’Europeo e infine il Mondiale: un filotto che certifica il valore di un allenatore spesso sottovalutato, ma capace di creare un gruppo tanto unito quanto vincente.
L’emozione del ct emerge anche dalle sue parole dopo la finale: “Sono orgoglioso dei giocatori, abbiamo chiuso una tappa importantissima. Abbiamo vinto in tutte le categorie e questa squadra ha ancora tanto percorso davanti a sé”. Poi, una sentita dedica personale alla famiglia e al suo popolo: “Penso ai miei genitori, a mio fratello. Sono orgoglioso di essere spagnolo”.
Le mosse vincenti del Mondiale 2026
Non solo talento. Il capolavoro di De La Fuente è stato soprattutto tattico. La Spagna ha chiuso il torneo con numeri impressionanti: appena un gol incassato, peraltro ininfluente contro il Belgio di Rudi Garcia, e ben otto clean sheets firmati da uno straordinario Unai Simón. Il portiere perfetto per questa squadra, capace di permettersi il lusso di tenere in panchina uno come Raya (Arsenal). Un rendimento difensivo eccezionale, costruito su pressing organizzato, coraggio e una gestione quasi perfetta del possesso palla.
Anche nella finale contro l’Argentina il commissario tecnico ha dimostrato tutta la propria lucidità. Ha saputo aspettare il momento giusto, gestendo le energie e pescando dalla panchina l’uomo decisivo. Ferran Torres, subentrato al posto di un esausto Oyarzabal, ha premiato la scelta dell’allenatore con il gol che ha deciso il Mondiale, proprio quando la sfida sembrava ormai destinata ai calci di rigore.
Per De La Fuente, però, il vero segreto è stato il gruppo. “Sento un enorme orgoglio per questa generazione di calciatori, cresciuta con questa idea. Hanno dato un esempio di gruppo, di squadra, di famiglia. Sono un esempio per i giovani spagnoli e per tutto lo sport”, ha spiegato dopo aver alzato la Coppa del Mondo. Un concetto ribadito anche davanti alle telecamere della TVE: “Insieme siamo più forti, che non ci siano dubbi”.
Il ct ha poi sottolineato come il risultato avrebbe potuto maturare anche prima del gol decisivo: “La partita avrebbe dovuto indirizzarsi molto prima. Le grandi parate del Dibu Martínez ci hanno impedito di chiuderla nei tempi regolamentari, ma abbiamo dimostrato ancora una volta di essere pronti per qualsiasi situazione”.
Tra profezie e tatuaggi, la vittoria della Spagna (anche) nel segno della scaramanzia
“Era scritto nelle stelle”, parola di Luis De La Fuente in conferenza stampa. È “pieno di orgoglio e gioia” il ct delle Furie Rosse, che si è poi rivolto ad uno dei giornalisti presenti, svelando una delle profezie di inizio Mondiale: “L’avevi detto il primo giorno. Grazie a Dio, siamo diventati campioni del mondo!”.
La conquista del Mondiale 2026 da parte della Spagna, poi, non ha regalato soltanto la seconda stella alla Roja, ma ha anche dato il via al momento di mantenere le promesse fatte dai giocatori durante il torneo. Tra i “fioretti” più curiosi c’è quello di Marc Cucurella, che aveva assicurato di tatuarsi il volto del commissario tecnico De la Fuente in caso di trionfo iridato. Come il neo giocatore del Chelsea, anche Borja Iglesias e Alex Baena. Non è l’unico impegno preso nello spogliatoio: diversi calciatori avevano promesso cambi di look, rasature, tinte ai capelli e altri gesti simbolici per celebrare l’eventuale successo, trasformando la vittoria mondiale nell’occasione per onorare scommesse e promesse nate lungo il cammino verso.
Cosa ha promesso Lamine Yamal? Lamine Yamal terrà barba e baffi per tre settimane, facendo un vero e proprio “sacrificio estetico”, e metterà in palio anche 100 paia di cuffie Beats per i propri follower. Ferran Torres, eroe della finale, ha annunciato che si raserà completamente i capelli, come pegno post Mondiale. Non male per il match winner. Del resto, una promessa è una promessa: “Sono persone serie. Ma manterranno la parola data perché sono uomini di parola. Se dici qualcosa, devi farla. Dovrebbero metterlo in un posto meno visibile…”, ha detto con il sorriso il ct.
Quel che conta, però, è che la ciliegina sulla torta sia finalmente arrivata. Un cerchio che si chiude, ma un ciclo che resta apertissimo, complice l’età media di una nazionale che saluterà solo pochi calciatori nel prossimo biennio. Le basi gettate, invece, sono tanto forti quanto giovani ed affidabili. Basti pensare a Cubarsi e Lamine Yamal, ognuno decisivo a modo suo in questa kermesse. E alla fine, aveva ragione Didier Deschamps: la Spagna era la grande favorita. Quello che doveva essere uno “scarico” di pressione a inizio torneo ha fatto rima con la “profezia” pronunciata a pochi passi dalla finale da Luis De La Fuente, l’uomo apparentemente burbero e ricco di tatuaggi, arrivato sul tetto del mondo con la forza delle idee. E ora, il suo nome sarà per sempre nella leggenda del calcio spagnolo.

