Per il presidente della Figc l’ex campione è solo uno dei candidati, ma le parole sulle finaliste dei Mondiali fanno pensare a un’idea diversa da quella del grande nome in panchina
Giovanni Malagò frena sulla nomina a c.t. dell’Italia di Andrea Pirlo, ma ribadisce la massima cooperazione con Paolo Maldini e Leonardo: citando gli esempi della Spagna di Luis De La Fuente e dell’Argentina di Lionel Scaloni, il presidente della Figc ha fatto capire di essere pronto a un cambio di strategia dettato probabilmente dal confronto con i due nuovi dirigenti.
Italia, Malagò frena su Pirlo c.t.
Quando la candidatura di Andrea Pirlo a c.t. dell’Italia pareva ormai pronta a decollare, ecco arrivare le parole di Giovanni Malagò, che intervistato da Sky Sport ha frenato sulle possibilità dell’ex campione di diventare il nuovo commissario tecnico della Nazionale. “Sull’allenatore non c’è nessun tipo di scontro, ma la parola condivisione parte dall’idea che tutti debbano essere d’accordo al 100%”, ha dichiarato Malagò parlando del lavoro svolto finora con Paolo Maldini e Leonardo, i due dirigenti chiamati a sbrogliare la matassa azzurra.
“In questi dieci giorni abbiamo parlato, ancora qualche giorno di pazienza e saprete tutto”, ha poi continuato Malagò prima della frenata sul nome del c.t. “Mancini e Pirlo in cima alla short list? No, ci sono anche altri nomi possibili, ma non li dico”, ha affermato il numero uno della Federcalcio, aggiungendo poi che la scelta arriverà “a brevissimo”.
L’esempio di De La Fuente e Scaloni
Tuttavia pur mostrandosi freddo nei confronti del nome di Pirlo, caldeggiato da Maldini e Leonardo, Malagò ha alluso a un suo probabile cambio di strategia sulla questione del commissario tecnico. È noto che il neo-presidente federale avrebbe voluto puntare in alto, a un grande allenatore in grado di riportare entusiasmo attorno all’Italia: Antonio Conte, ad oggi, resta il preferito della Lega Serie A, ma anche una soluzione non percorribile per ragioni economiche.
Citando gli esemi di Spagna e Argentina, invece, oggi Malagò è sembrato aprire a una strada diversa, quella legata a un nome meno altisonante ma più funzionale. “Vi faccio un esempio: ieri alla finale Mondiale c’erano due allenatori come Scaloni e De La Fuente – ha ricordato Malagò -. Scaloni ha avuto una carriera modesta, e molti dicono sia finito lì dopo che allenatori che hanno fatto la storia hanno rifiutato, eppure in nazionale ha fatto qualcosa di incredibile. De La Fuente ha ereditato la Spagna da dei mostri sacri, come Luis Enrique, e viene dal settore giovanile spagnolo, avendo allenato questi giocatori fin dalle formazioni Under”.
Le nuove priorità di Malagò
Per la prima volta, dunque, Malagò ha esplicitamente affermato che il nome del c.t. rappresenta un problema secondario per l’Italia: un’idea, questa, che il presidente Figc condivide con i suoi nuovi dirigenti. “A prescindere dalla persona, bisogna sistemare prima l’organizzazione e la metodologia – ha concluso Malagò sull’argomento -. Dobbiamo fare in modo che gli italiani giochino meglio, che siano più valorizzati, coinvolti, tatticamente e fisicamente. Credo sia molto più importante questo aspetto, quello che, tra l’altro, sto condividendo con Maldini e Leonardo. Se non cambia cultura e mentalità, come cambieranno le cose?”.

