il Papa, Messi e Ferlaino

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Il procuratore, amico e confidente di lunga data del Pibe si confida con il quotidiano AS ricordando la celebre sfida agli inglesi di 40 anni fa con aneddoti inediti

“Che bella camicia in quel negozio, pensa che io non posso mai scendere per strada a fare compere a Napoli, posso uscire solo di notte”. “Ti piace? Te la compro io. Te la compro io con i soldi tuoi”. E’ uno spezzone di un dialogo tra Diego Maradona e il suo storico manager Guillermo Coppola, tratto dal film di Marco Risi “Maradona, la mano de Dios”, uno dei più riusciti sulla vita del Pibe. Coppola aveva preso il posto del precedente agente, Jorge Czysterpiller, amico d’infanzia di Diego che però per risanare debiti personali aveva lucrato sui soldi del fuoriclasse, e ha seguito Maradona per lustri. Intervistato da As in occasione della semifinale dei Mondiali Coppola racconta retroscena inediti.

La telefonata in lacrime alla madre

Coppola era lì, allo stadio Azteca, il 22 giugno del 1986, quando Maradona riscrisse la storia del calcio: “La prima cosa che mi viene in mente è la straordinaria prestazione di Diego allo Stadio Azteca. Quel gol indimenticabile… L’altro, lasciamo perdere. Sì, era la vendetta per la guerra delle Falkland, che, in realtà, non ricordo perché è un episodio lontano. In termini più calcistici, sì, l’espulsione di Antonio Ubaldo Rattín nel 1966, durante la partita a Wembley. Era il capitano dell’Albiceleste (mentre usciva, accartocciò una bandierina d’angolo britannica in segno di protesta). Rattín è scomparso di recente. In quella partita contro l’Inghilterra, chiese semplicemente un interprete perché non capiva la lingua, e lo mandarono fuori… Capite? Qual è stata la prima cosa che Diego ha fatto dopo aver battuto l’Inghilterra in Messico nel 1986? Ero in campo. La prima cosa che ha fatto è stata parlare con sua madre, lasciandosi trasportare da un fiume di lacrime. Era felice, certo che lo era”.

La visita dal Papa

L’ex agente di Maradona ricorda: “Vorrei parlare della Mano di Dio. Quando in seguito andò a trovare Papa Giovanni Paolo II, lui gli chiese spiegazioni al riguardo. Era curioso di sapere di più su quella partita. Sì, il Santo Padre era interessato a conoscere il motivo di quel soprannome...voleva saperne di più su quella storia. Fu una truffa? Beh, ci sono molte critiche riguardo all’espulsione di Embolo per aver simulato un infortunio. Non ha barato? Pura invenzione, perché Leandro Paredes non l’ha toccato. Non ne parlate? Perché tutto questo clamore allora?”.

Capitolo Messi. Cosa farebbe oggi Diego (che fu il primo a dare alla Pulce la fascia di capitano) con lui? “Lo incoraggerebbe, lo sosterrebbe in ogni passo del cammino... Perché è quello che ha sempre fatto, nella vita. La sua ammirazione era costante, e quando lo aveva come giocatore, gli offriva suggerimenti solo quando necessario, lo incoraggerebbe senza sosta. L’Argentina non è piccola, tutt’altro. Lionel è enorme, in realtà. Non è stato facile, ma doveva vincere un Mondiale per conquistare un’intera nazione. Cosa pensano di lui oggi? È passato da genio taciturno e timido a condottiero. È arte. Leo è un artista sul campo da calcio. Noi argentini siamo fortunati ad averlo. Spero che resti con noi ancora per molti anni.”

La Ferrari di colore nero

Poi l’ultimo ricordo: “Quando Maradona vinse il Mondiale nel 1986, avevo già preparato una sorpresa all’aeroporto di Napoli. Avevo organizzato con l’allora presidente del Napoli Corrado Ferlaino l’acquisto di una Ferrari nera, negoziata personalmente con il grande Enzo Ferrari. Tutto vero. Avevamo un buon rapporto con Ferlaino. Quando Maradona morì, venne qui a lasciare dei fiori sulla sua tomba. Ho avuto una grande storia d’amore con Diego. Abbiamo fatto di tutto tranne che fare l’amore. Non abbiamo avuto rapporti sessuali; altrimenti ve l’avrei detto. A parte questo, come in tutte le storie d’amore, ci sono stati alti e bassi, momenti belli e momenti brutti. Impossibile da dimenticare”.

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