profezia su Yamal e la rivelazione su Rodri

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Dopo la semifinale degli ultimi Europei, Francia e Spagna tornano ad affrontarsi al Mondiale per un posto in finale: la conferenza di De La Fuente in vista della sfida

A 16 anni dall’ultima volta, la Spagna si ritrova a un passo dalla finale di un Mondiale. L’ultima volta che le Furie Rosse sono arrivate all’ultimo atto, hanno alzato la coppa, nell’indimenticabile vittoria contro l’Olanda nel 2010 per il primo successo della loro storia nel torneo. Era un’altra Spagna, quella destinata a dominare il calcio mondiale e che ha importato in tutto il mondo un nuovo modo di giocare a calcio, che tanti hanno cercato di replicare ma in pochissimi ci sono riusciti fuori dalla penisola iberica. Ora la situazione è diversa: la Spagna per tornare sul tetto del mondo si affida alle individualità dei vari Rodri e Yamal, messe però al servizio della squadra, con un gioco basato molto di più sulla solidità, grazie all’imprinting del ct De La Fuente.

Spagna contro Francia in semifinale, di nuovo

A tratti vedere una gara della Spagna può sembrare anacronistico rispetto al passato, ma il commissario tecnico sembra aver trovato la formula giusta. La vittoria dell’Europeo nel 2024 lo conferma. Proprio in quel torneo, le Furie Rosse batterono i favoriti della Francia in semifinale. De La Fuente, in un’intervista a Cadenza Ser in vista della prossima sfida, ha ricordato proprio quella partita: “Due anni fa? Erano squadre completamente diverse. È un’epoca diversa, anche se molte giocatrici ci sono già passate. Ci saranno cambiamenti in vari aspetti, sia in termini di stile di gioco che di tattica. Penso che entrambe le squadre siano migliorate”.

La miglior partita di Yamal deve ancora arrivare”

Questo sta continuando a essere il Mondiale dei top player: da Messi a Mbappé fino a Kane, Bellingham e Haaland. Ma manca un grande assente all’appello, Lamine Yamal, che nei giorni scorsi ha lanciato una provocazione ai francesi: La migliore partita di Lamine deve ancora arrivare in questo Mondiale, mi fermo qui. È incredibilmente motivato, basta guardarlo in faccia. È davvero entusiasta. Dobbiamo solo gestire un po’ la sua ansia, perché non deve farsi sopraffare”. Il talento spagnolo ha segnato solo un gol contro l’Arabia Saudita nella fase a gironi e non sta brillando in campo, complice anche l’infortunio che ha subito poco prima di partire per gli Stati Uniti. De La Fuente prosegue: “È un processo di acquisizione di esperienza e maturazione, perché Mbappé e Haaland probabilmente lo hanno già vissuto qualche anno fa. È in questo percorso e ne parliamo spesso con lui. Sarà un giocatore che lascerà un’impressione positiva da qui alla fine del Mondiale”.

Merino, l’uomo del destino

Una delle pochissime pedine inamovibili per De La Fuente in questo Mondiale, e non solo, è Rodri: “È un giocatore importantissimo per noi. Escluderlo sarebbe ingiusto, perché darebbe l’impressione che lo apprezziamo solo quando Zubimendi, Pedri, Fabián… sono lì accanto a lui. Per me, loro sono i migliori al mondo nei rispettivi ruoli”. Il Pallone d’Oro è il vero metronomo della squadra: “Se mi chiedete di Rodrigo, è un giocatore fondamentale, il nostro capitano. È la spina dorsale dell’intera squadra. Ha un’esperienza eccezionale e una chiarezza calcistica senza pari. Ecco perché è il migliore al mondo nel suo ruolo”.

Ma il vero eroe spagnolo a questi Mondiali risponde al nome di Mikel Merino. Gol decisivo nel finale contro il Portogallo, fa lo stesso nei quarti contro il Belgio, senza dimenticare la rete al 119′ ai quarti di finale di Euro 2024 contro la Germania. Lui è l’uomo del destino: “Merino non è solo un giocatore che può cambiare le sorti di una partita uscendo dalla panchina; è un fuoriclasse e può partire titolare quando vuole perché è uno dei migliori al mondo”. De La Fuente ha poi ricordato la partita contro il Portogallo quando Borja Iglesias è sceso in campo nel finale: Il giorno in cui Borja è entrato in campo e non avevamo abbastanza tempo… Eravamo titubanti a sostituirlo perché se avessimo tolto Mikel, avremmo perso un altro minuto. Era molto stanco, quindi abbiamo fatto il cambio. Quando sono andato a parlare con Borja, l’ho chiamato e lui mi ha detto: “Non preoccuparti, so cosa devo fare”. Questa è la notizia migliore perché ne avevamo parlato prima, per tutta la settimana… Gli ho detto di “provarci”, e qualcosa di simile succede con Mikel Merino. Quando gioca come trequartista, fa molto bene”.

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