“Il Brasile dei miei anni più forte della Francia di oggi. Alla Seleção sono mancati personalità e cattiveria”

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Il Brasile di oggi, il Brasile di domani e quell’abitudine iridata smarrita ormai dal 2002. La Seleção sta attraversando uno dei momenti più complicati della propria storia, prigioniera di una profonda saudade per un passato splendente fatto di trionfi indimenticabili. A quell’epoca dorata ha preso parte anche uno dei grandi protagonisti del calcio italiano e internazionale del primo decennio del nuovo secolo: Amantino Mancini.

Dopo una lunga e importante carriera in Italia — legata soprattutto alla Roma, ma vissuta anche con le maglie di Inter, Milan e Venezia — l’ex calciatore brasiliano ha vestito la maglia verdeoro accanto ai fenomeni di una generazione leggendaria. Ai nostri microfoni, Mancini ha ricordato la sua esperienza in Nazionale, analizzando la crisi attuale del movimento e il Mondiale in corso in Nord America.

Mancini: “Durante la finale di Copa América in Perù gli argentini ci mancarono di rispetto”

Che ricordi ha del suo periodo alla Seleção?

“Ho tanti ricordi con la nazionale. Porto con me l’esordio, il Mondiale Under 20, le qualificazioni per la Coppa del Mondo 2010 in Sudafrica e la vittoria della Copa America in Perù. Ho vissuto dei momenti stupendi con la maglia verdeoro”.

C’è qualche aneddoto che porta con sé di quella esperienza in Perù, dove siete riusciti a vincere un Copa América a due anni di distanza del trionfo mondiale in Asia?

«Andammo sotto di un gol contro l’Argentina, che schierava campioni del calibro di Tévez e Kily González. Ci presero in giro sino a due minuti dalla fine, mancandoci di rispetto. Peccato per loro che avessero cantato vittoria troppo presto. Pareggiammo con Adriano e andammo a vincere ai rigori. Vincere la Copa América fu davvero qualcosa di meraviglioso.»

Mancini: “Mi auguro che Ancelotti possa essere l’uomo giusto per il Brasile.

Ancelotti è l’uomo per riportare in alto il Brasile?

“Ancelotti è un allenatore che ha vinto tutto. È un grande tecnico. La sua prima esperienza non è stata buona. Il Brasile vive un momento difficile con questa generazione. Mi auguro che lui possa essere l’uomo giusto e che riesca a creare una nazionale competitiva. In questo anno non ha fatto un gran lavoro. Spero recuperi subito la fiducia persa dopo l’eliminazione dal Mondiale”.

Cosa è mancato a questa Seleção durante il Mondiale?

“Durante la gara contro la Norvegia, il Brasile non ha sfruttato le situazioni a proprio vantaggio. Se avesse segnato quel rigore, avremmo assistito a un’altra partita. Loro non avevano dato grande fastidio prima di quell’exploit finale. La Seleção ha fatto una buona prestazione, ma i norvegesi sono riusciti a concretizzare. Sono mancate personalità e cattiveria. Ho visto un Brasile un po’ lento nelle marcature. Bisogna cambiare subito questo atteggiamento”.

Mancini: “L’Italia ha l’urgenza di puntare su persona che lavorino nei settori giovanili”

Quali analogia trova tra il Brasile di oggi e altre due giganti del calcio, che stanno vivendo un momento difficile, come Italia e Germania?

“Come il Brasile, anche Italia e Germania non vivono il loro miglior momento. È un gran peccato perché sono due nazionali molto importanti per il calcio mondiale. Spero possano recuperare al più presto per tornare ad essere competitive nelle competizioni che contano”.

Cosa serve, secondo lei, al calcio italiano per tornare ai fasti del passato?

“Al calcio italiano serve una gestione diversa da parte dei club. C’è l’urgenza di puntare su persone che lavorino bene con i settori giovanili, area in cui l’Italia sta soffrendo tanto. Non si riescono ad avere giocatori forti tecnicamente, elementi che fanno la differenza, e la nazionale ne risente inevitabilmente. Ribadisco l’importanza nel trovare i giusti elementi per migliorare con i giovani”.

Mancini: “Questa Francia è forte, ma il nostro Brasile era più geniale. Attenzione all’Inghilterra per la vittoria finale”

Ultimamente si sta paragonando tanto, forse per il talento, il Brasile dei suoi anni con la Francia di oggi. Trova alcune similitudini tra queste due squadre?

La Francia di oggi è una squadra forte, ricca di giocatori veloci, ma il Brasile della mia epoca era molto diverso. I brasiliani erano superiori tecnicamente e avevano una maggiore qualità e fantasia. I francesi sono bravi e dotati nel dribbling, ma spiccano soprattutto per la corsa. A loro manca la genialità di fuoriclasse come Ronaldo, Ronaldinho, Rivaldo, Kakà e Robinho: tutti campioni in grado di inventare prodezze impressionanti”.

La sua favorita per la vittoria finale di questo Mondiale?

“Ci metto Francia, Argentina e Inghilterra. Gli inglesi hanno un ottimo gruppo e lo stanno dimostrando”.

Mancini: “La Serie B utile per ambientarmi in Italia”

Al suo arrivo in Italia ha disputato un anno in Serie B, a Venezia. Che ricordo ha di quell’avventura?

«Dopo Roma, al mio arrivo, sono andato a Venezia. Quella Serie B era difficile: si giocava poco la palla ed era un campionato molto più fisico. Serviva determinazione, c’erano tante palle alte e poche a terra. La cadetteria mi è servita per ambientarmi in Italia con la lingua e la cultura. Calcisticamente, però, non è stato molto utile: ho imparato soltanto che il calcio italiano era fatto di grande intensità».

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