Il calcio torna nei quartieri con l’Ostiamare di De Rossi, il Chievo dei giorni nostri sulle orme di St Pauli e Rayo Vallecano

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L’Ostiamare di De Rossi giocherà il campionato di C nel suo quartiere: lo ha deciso il sindaco di Roma, Gualtieri. St Pauli, Fulham e Rayo Vallecano gli altri esempi in Europa

L’Ostiamare, per la prima volta tra i professionisti, giocherà le gare interne di campionato nel proprio quartiere. Il club di Daniele De Rossi evita l’esilio a Guidonia e resta tra la sua gente, come avviene in Germania con il St. Pauli, in Inghilterra col Fulham e in Spagna col Rayo Vallecano.

L’Ostiamare, favola moderna del calcio italiano

Il calcio miliardario, dei petrolieri, degli sceicchi e dei poteri forti, ha ancora qualche stilla di romanticismo che lo riconduce ai tempi ormai lontani, quando quel pallone che rotolava sul rettangolo di gioco univa generazioni di tifosi. Il calcio non è più quello di una volta, non tornerà mai più come prima, e forse ci appassiona molto di meno. Ma qualche baluardo rimane in piedi, in attesa di storie che riconciliano lo sport più amato e praticato del mondo con la gente.

La storia del giorno arriva da Ostia, per i romani Lido di Ostia o Ostia Lido, frazione litoranea del comune di Roma. Non un comune autonomo, ma un quartiere popoloso e molto conosciuto, meta estiva a basso costo, troppo spesso finito sulle prime pagine dei giornali per fatti di cronaca. Un moderno Chievo, altra favola del calcio italiano, di tempi già troppo lontani: sul finire degli anni ‘90 si issò fino alla Serie A, mettendo sotto le corazzate dell’epoca. Tornato sui campi di periferia, scivolato fino in Terza Categoria veneta nel 2022, ora è in Serie D. La scorsa stagione ha avuto in rosa l’ex juventino Douglas Costa. Il suo presidente onorario è Sergio Pellissier, primatista di presenze e migliore marcatore del club.

De Rossi l’ha salvato dal fallimento

Spingendoci più a Sud, l’Ostiamare – appena promosso, per la prima volta, in Serie C – vuole ripetere i fasti del Chievo. Il suo presidente è Daniele De Rossi, attuale tecnico del Genoa. Il 28 aprile scorso, giorno della promozione in Lega Pro dell’Ostiamare, al termine di Genoa-Como, durante la conferenza post-partita, si commosse come un bambino. Voce rotta dall’emozione, gli occhi arrossati, pieni di lacrime. Riuscì a dire soltanto: “Ostia se lo merita, non vedo l’ora di tornare dai miei ragazzi”.

Salvata dal fallimento dall’ex capitano giallorosso, l’Ostiamareè il vaccino ideale contro il virus degli speculatori che lo hanno infestato”, come scrisse la Gazzetta dello Sport raccontando l’emozione di De Rossi, fonte essenziale che purifica l’anima di questo sport. Ma conquistato il salto di categoria, agguantato il professionismo, l’Ostiamare si è ritrovato a fare i conti con la realtà.

L’Ostiamare giocherà a Ostia, l’intervento del sindaco Gualtieri

Dove giocare le gare di campionato? Nello storico “Stella Polare”, perché no? E la notizia più bella per i tifosi ostiensi è arrivata un paio di giorni fa: lo stadio “Pasquale Giannattasio” ospiterà l’Ostiamare, consentendogli di giocare sul territorio del Municipio X, in attesa che vengano completati i lavori di adeguamento dello stadio “Anco Marzio”.

Ad annunciarlo è stato il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri: “Consentiremo all’Ostiamare di giocare a Ostia, investendo su un impianto pubblico che vogliamo riqualificare rendendolo adeguato agli standard della Serie C. Un investimento destinato a lasciare un valore duraturo per Ostia e per tutta la comunità.

L’Ostiamare e le “sorelle” europee

Niente esilio a Guidonia, dunque. L’Ostiamare rimane a Ostia, giocherà a casa il primo storico campionato di Serie C. Senso di appartenenza forte con la comunità, un po’ come accade in Germania, con il St Pauli, squadra dell’omonimo quartiere di Amburgo, conosciuto anche per aver visto muovere i primi passi di quattro giovanotti di Liverpool, noti al mondo intero come i Beatles.

Oppure in Inghilterra, col Fulham che ha la propria sede e lo stadio nel quartiere londinese di Craven Cottage. O ancora in Spagna, dove il Rayo Vallecano, rappresentante del quartiere madrileno Vallecas, è reduce dalla finale di Conference League. O, infine, molto più in piccolo, in Italia, a Crema con la Pergolettese, altra esponente popolare di un calcio che appartiene sempre di meno alla gente.

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