Il prossimo attaccante della Juve, tanto genoano da canticchiare i cori della gradinata quando si accomodava in panchina, in campo dimentica la timidezza che ne contraddistingue il carattere fuori. E alla firma sul primo contratto sua madre non chiese soldi, ma un dentista
Allora è vero che il Genoa è un Athletic Bilbao dalle dimensioni leggermente ridotte: giocatori fatti in casa, spesso prodotti a km zero, dal potenziale esagerato e che in breve tempo si trasformano in ossigeno puro per le casse della società. È il caso di Jeff Ekhator, prossimo attaccante della Juventus, ma pure di molti altri: l’altro bianconero Cambiaso (genovese) è cresciuto proprio nel Don Bosco, la stessa realtà salesiana che ha svezzato Ekhator, mentre Ahanor passato all’Atalanta per 20 milioni era stato accolto bambino in un’abbazia adibita a centro di accoglienza nella zona di Sampierdarena. Poi ci sono tanti altri nomi, “local” e non, che nel tempo hanno fatto (o faranno) le fortune finanziare del Grifone: i genovesi Pellegri, Venturino e Lipani, il savonese El Shaarawy, il sanremese Sturaro, Zaniolo (sì, è passato dal Genoa pure lui), Perin, Rovella, Mandragora, Marcandalli, Bani. E prima ancora Criscito, Panucci, Pruzzo, Eranio. Insomma, la tendenza è lunga e prosperosa, e l’ultima grande plusvalenza rossoblù porta il nome di Ekhator. L’ennesimo genovese e genoano pronto a spiccare il volo. Il 9° negli ultimi anni a percorrere la A26 da Genova in direzione Torino da quando Michele Sbravati si era insediato nel ruolo di responsabile del settore giovanile del club tra il 2008 ed il 2024, dopo Criscito, Perin, Sturaro, Mandragora, Rovella, Zanimacchia, Besaggio e Cambiaso.

