Mario Yepes: “Al Milan servirebbe un Galliani, ai club consiglio Luis Diaz, ma costa…”

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L’ex milanista che vinse uno scudetto in rossonero nel 2011 oggi fa il commentatore per la sua Colombia: “Escludendo Diaz, in Italia vedrei bene Arias e Lerma” 

dal nostro inviato 
G.B. Olivero




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Centodue partite con la maglia della Colombia: Mario Yepes è il sesto giocatore più presente nella storia della sua nazionale. Davanti a lui solo Ospina, James Rodriguez, Cuadrado, Valderrama e Falcao. Yepes ha vinto la Coppa America del 2001 ed è stato protagonista al Mondiale del 2014, chiuso ai quarti di finale contro il Brasile. Proprio quella contro la Seleçao fu la sua ultima gara in nazionale. Stanotte la Colombia sfida il Portogallo per il primato nel gruppo H e Yepes, che segue il Mondiale da commentatore, analizza la situazione della squadra di Nestor Lorenzo.

Mario, come ha iniziato la Colombia questo Mondiale? 

“Bene, perché già tra la prima e la seconda partita ci sono stati evidenti miglioramenti. Contro l’Uzbekistan non avevamo fatto una grande gara, poi siamo cresciuti e contro il Congo la Colombia ha disputato un ottimo primo tempo anche se nella ripresa la gara si è un po’ complicata. Adesso vediamo cosa succede contro il Portogallo. La Colombia è una squadra equilibrata, un giusto mix tra giocatori giovani ed esperti, una formazione compatta che vive bene i diversi momenti della partita. Sono ottimista, ma dai sedicesimi cambia tutto perché non puoi sbagliare, altrimenti vai a casa. Nel girone, invece, qualche errore è ammesso e una partita si può anche perdere. Comunque finora la Colombia è arrivata solo al 60-70% del suo potenziale”. 

Qual è il difetto che andrà corretto per vincere il girone e andare avanti? 

“Servono più concretezza e cattiveria in area. Spero che gli attaccanti trovino fiducia e serenità. I gol di Suarez e Cordoba sono molto importanti”. 

Il tabellone fa intravedere un buon cammino, in caso di primo posto nel girone: in teoria, una tra Ghana e Croazia e poi una tra Svizzera e Algeria prima dell’incrocio con l’Argentina. 

“I calcoli li faremo solo alla fine della prima fase, ma vincere il girone non serve solo ad avere un cammino magari un po’ meno difficile, ma ad avere più entusiasmo e determinazione”. 

La sfida con il Portogallo è una prova di maturità? 

“Sì, può dare la conferma della crescita contro un avversario molto forte. Sarà anche una partita diversa dal punto di vista tattico, perché i portoghesi hanno la necessità di vincere se vogliono scavalcarci in testa al girone”. 

Da ex difensore, quanto sarebbe stato complicato marcare i grandi centravanti di questo Mondiale? 

“Eh, sono davvero bravi. Mbappé e Haaland sono centravanti incredibili. Ma anche ai miei tempi c’erano attaccanti fortissimi, oltre a Messi e Cristiano che già giocavano. Io ho marcato Ronaldo e mi ha sempre impressionato il modo in cui capiva prima lo sviluppo dell’azione e cercava di anticipare l’intervento del difensore”. 

Luis Diaz può fare la differenza al Mondiale? 

“È uno degli esterni più forti del mondo. Ha iniziato piano, sta crescendo. Per noi è fondamentale. Quando le partite saranno più aperte, farà vedere le sue qualità”. 

La ribalta finora se l’è presa Muñoz. 

“Corre tantissimo avanti e indietro, si inserisce, taglia, fa le due fasi. E segna. Si era fatto male qualche mese fa, per fortuna ha ritrovato la condizione migliore”. 

James Rodriguez può essere ancora utile? 

“Sicuramente, per qualità ed esperienza è ancora il leader del gruppo. E tutti lo seguono. Mi aspetto gol e un rendimento migliore da Luis Suarez, ma finora ha trovato difficoltà anche per un aspetto tattico: Uzbekistan e Congo sono rimasti bassi intasando gli spazi per il centravanti”. 

Qual è stata la Colombia più bella e più forte di sempre? 

“La più forte quella del 2014, la più bella quella del 1990. Ma questi ragazzi adesso stanno scrivendo la loro storia e spero sia bellissima”. 

Le piace questo Mondiale allargato? 

“Sì, mi piace la globalizzazione nel calcio. Ci sono squadre che, se fosse rimasto il numero precedente di partecipanti, non avremmo visto. La Francia è la mia favorita per la qualità offensiva e per la continuità del progetto: Deschamps è il c.t. da tanti anni. E sono dispiaciuto per l’Italia, davvero tanto. Ho sofferto per Rino Gattuso e Gigi Buffon, che hanno messo tutto quello che avevano per riportare gli azzurri al Mondiale”. 

I suoi ex club vivono situazioni diverse. Il Psg ha vinto due Champions di fila. 

“Quando giocai lì, non c’era ancora questa potenzialità ma si capiva il desiderio di fare qualcosa di grande e di portare il club e la città più in alto possibile. Adesso il Psg è la squadra più forte del mondo, anche a livello societario”. 

Il Milan come può ripartire? 

“Non è facile dirlo da fuori. Io sono un tifoso del Milan, lo seguo e non pensavo che fallisse la qualificazione alla Champions. Fino a pochi mesi dalla fine del campionato magari non giocava bene, ma era in linea con l’obiettivo fissato. Poi c’è stato il crollo. Ci vorrebbe un dirigente come Adriano Galliani, prima di tutto”. 

Anche il Chievo ha un progetto nuovo. 

“Ho parlato con Pellissier e mi ha detto che vuole riportare il club in Serie B in breve tempo. Me lo auguro, è importante che il Chievo esista ancora e mi piacerebbe vederlo in alto”. 

Quale giocatore della Colombia consiglierebbe alle squadre italiane? 

“Luis Diaz, ma costa troppo. Allora John Arias, che sarebbe un ottimo acquisto. È molto bravo anche Lerma”. 

Lucumì gioca già in Italia e potrebbe passare dal Bologna alla Juve. 

“Mi piace molto, perché è veloce. Finora al Mondiale sta facendo benissimo. Lui ha un grande potenziale e credo sia pronto per la Juve”.



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