L’uomo mercato del Bologna e la squadra che verrà: “Con Domenico ci eravamo già cercati due anni fa, ora ci siamo scelti. Orsolini? Sta a lui decidere quando firmare, voglio che diventi il Bulgarelli degli anni 2000”
“Se proprio ci tieni…”. Giovanni Sartori non parla quasi mai. Fatti. La sua scrivania ha fogli dappertutto con un ordine invidiabile, il suo cellulare squilla ogni 5-6 minuti, dietro a sé la cartina del mondo, il suo aprirsi a un’intervista è un simpatico tormento (per lui) e una rara concessione (sempre per lui). Assieme a Fenucci e Di Vaio, il Sarto (o Cobra) alimenta il Bologna che verrà. Per tutti, il dt del Bologna non sbaglia quasi mai un colpo. Si parte da qui.
Sartori, per tutti (nel calcio e per chi lo segue) lei è un fenomeno. Conferma?
“Macché fenomeno. Sono una persona normalissima. E in questo mondo, mi creda, essere nella normalità è un vantaggio. Lo sa, vero, come diceva quel genio di Lucio Dalla? Che ‘l’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale’. Verità”.
Perché Domenico Tedesco è il tecnico giusto?
“È stato nei nostri pensieri due anni fa quando poi è venuto Italiano: ci eravamo trovati un paio di volte, siamo rimasti in contatto, scambio e condivisioni sulle vedute circa i calciatori. Quando c’è stato il momento della sostituzione abbiamo pensato a lui, conoscendo le sue risposte in tempi non sospetti. Ci siamo riparlati, ha condiviso con noi il progetto. Ci piace perché è moderno, propositivo, non integralista, lui faceva vari moduli, dalla difesa a cinque alla quattro, oltre agli accorgimenti in gara. Un allenatore internazionale che ha allenato il Belgio e in tre campionati europei in cui anche vinto due trofei. E parla cinque lingue”.
Italiano? Per lui il ciclo era finito
È un segnale che il Bologna vuole mantenere un profilo europeo, giusto?
“Sì, e anche la gente ha pensato questo: mi sembra di capire che tutti sono contenti perché è un profilo internazionale. Oggi il Bologna è visto molto bene, è ambizioso, con una tifoseria molto legata alla squadra e una grande proprietà. E, fatto non trascurabile, a livello tecnico è una buona squadra. In giro abbiamo degli ottimi riscontri e anche i giocatori vengono volentieri a Bologna. Anche senza Coppa? La Coppa cambia, ma cambia di più la Champions…”.
Senza Europa da giocare la gente teme un ridimensionamento. Cosa bisogna fare dopo tre anni di… cinema?
“A tante squadre è successo di restare, big comprese, senza coppe. Dobbiamo essere bravi noi a ripetere annate, come dice lei, da cinema”.
Tedesco ha scelto il Bologna perché?
“A lui interessavano l’Italia e il Bologna. Ci eravamo lasciati due anni fa con un po’ di dispiacere ma con la speranza di ritrovarci dopo qualche anno. Il suo sangue italiano credo abbia influito molto sulla decisione: aveva anche altre richieste (ancora dalla Turchia, ndr) ma ha scelto noi”.
Italiano-Besiktas: la rescissione con voi fu per il Napoli o…
“Speravo restasse, personalmente, per proseguire sul nostro cammino e dare un seguito al nostro progetto, dopo due anni fatti molto bene. Il perché dell’addio? Pensava che un ciclo fosse finito e quando succede questo, anche se tu provi con insistenza a fargli cambiare idea, un tecnico va avanti su quella strada. Quando abbiamo capito che sarebbe andato via? Ognuno ha le proprie sensazioni… Così come le avevo di Motta, diciamo che le ho avute per lui. Sapevamo che sarebbe potuto entrare in un effetto domino, ecco… Mi pare lo volesse pure il Benfica”.
A Italiano è legata la Coppa Italia: suo papà tifava Bologna, il primo pensiero per quella notte di trionfo fu per lui?
“È stata la mia prima coppa in assoluto. Ci ho pensato sì a mio papà che era tifoso del Bologna “che tremare il mondo fa”. Io non credevo mai che Bologna potesse essere una mia tappa, tutto ad un tratto arriva la chiamata e l’ho presa come segno del destino. Così come voglio credere che ci sia stata una mano, un segnale suo, in quella coppa vinta qui dopo 51 anni”.
In questi anni tutte le big l’hanno cercata.
(sorride) “No, non tutte tutte…”.
Sartori sta bene a Bologna?
“Qui mi sento felice, benissimo, mi sento apprezzato, sento l’affetto della gente, si può lavorare bene, ottima società, mi sento fortunato di poter lavorare in un ambiente così”.
Quindi rinnoverà il contratto che scade nel 2027?
“La risposta è nella risposta precedente”.
Orsolini rinnova?
“Lui sa che è stimatissimo dalla società, dagli ultimi allenatori che ha avuto ed è stimato da chi arriverà. Il contratto con la nostra proposta ce l’ha nel suo cassetto, deve solo firmarlo. Se sono ottimista? Non so, dipende da lui: abbiamo fatto lo sforzo più grande che potevamo fare, con la speranza che lui possa diventare il Bulgarelli degli Anni 2000. Poi non so, magari lo vuole Italiano in Turchia (ride, ndr)”.
Tedesco doveva venire qui già due anni fa, ora ci siamo scelti
E Freuler? Tedesco lo convincerà?
“Vediamo… Anche a Remo abbiamo fatto un’offerta, ci pensa e ci penserà, se decide di firmare saremo tutti contenti, anche Tedesco stesso. Lucumi credo che abbia deciso per un’esperienza diversa, poi se deciderà di stare qui anche lui saremo felici”.
Peer Koopmeiners, Mangala, El Faouzi: nomi da tenere per il centrocampo?
“Siamo ancora indietro, presto cominceremo le prime riunioni con Domenico. Direi ad inizio settimana prossima. Il nostro mercato partirà lì”.
Messaggi o chiamate per il funambolico Rowe?
“Rowe non è sul mercato. Il telefonino è ‘off’”.
E allora: riuscirete a trattenere Rowe e Castro?
“Non lo so”.
Con le coppe, in passato, avete ceduto due “big”. Senza coppe quanti se ne andranno?
“Noi, come ha detto anche Fenucci, dobbiamo fare una squadra sostenibile e competitiva per provare a risalire in zona-Europa ma è anche normale che due cessioni vadano contemplate. Poi si vedrà”.
Voto all’ultima stagione?
“Sette e mezzo, molto positiva anche se un po’ strana. Abbiamo fatto un’Europa League bellissima, perdendo solo con l’Aston Villa, la vincitrice; in campionato abbiamo pagato il giocare il giovedì, abbiamo vissuto una finale di Supercoppa, l’unico rimpianto è che in A abbiamo perduto troppi punti in casa. Sì, confermo il mio 7,5”.
Tre anni fa, in tempi non sospetti, si sbilanciò sul futuro luminoso di Ndoye. Oggi per chi lo farebbe?
“Pensi che ero andato a vedere Calafiori e scoprimmo quanto era forte Ndoye. Sa chi volevo prendere? Diouf, quello dell’Inter, ma costava troppo. Tornando alla domanda: ne dico due, Antonio Raimondo, che piace anche al nuovo tecnico, ed Eivind Helland”. Segnate tutto. Ma tutto tutto.
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