Ieri entrambi i candidati alla guida del calcio italiano hanno incontrato i club di Serie B, che decideranno chi appoggiare entro questa settimana. L’ex numero uno del Coni può contare sull’appoggio di Serie A, calciatori e allenatori
Nulla è ancora formalizzato, ma il quadro della corsa alla presidenza federale è già piuttosto chiaro. Nonostante una serie di attacchi più o meno espliciti, conditi da una buona dose di illazioni, nei confronti di uno dei due, i candidati saranno Giovanni Malagò e Giancarlo Abete. Ma non è escluso che da qui al 22 giugno, giorno delle elezioni della nuova guida Figc, qualcosa possa cambiare.
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A lasciar intuire una possibile svolta dell’ultimo minuto è proprio il presidente della Lega Dilettanti che ieri, esattamente come il suo “rivale”, ha incontrato in Figc i rappresentanti dei venti club di Serie B. Al termine dell’incontro (“Una chiacchierata importante sui significativi problemi del calcio”), Abete parlando di scenari futuri ha detto: “Io vado tranquillamente avanti, perché la presentazione di una candidatura facilita il percorso di aggiornamento e approfondimento delle tematiche del calcio italiano fino alle elezioni. Quando non c’è una competizione ci si ferma un po’, ci si limita a dire “vediamo che cosa farà il presidente”. Qui il problema non è la qualità della persona che si candida, ma la capacità di trovare insieme le modalità e delle sintesi ai problemi esistenti”. Abete è un dirigente di accertata esperienza e di certo sa dare un peso a ogni parola. Così come sa bene che Malagò ha già in tasca l’appoggio di Serie A (17,1% togliendo Lotito), calciatori (20%) e allenatori (10%), oltre a quello di alcuni comitati regionali proprio dei Dilettanti (di sicuro quello della Lombardia che ha il 3,7%): un consenso che già adesso consentirebbe all’ex presidente del Coni di vincere. Quando afferma che “se non c’è competizione ci si ferma un po’”, in pratica sta dicendo che lui porterà avanti la propria candidatura per incentivare un confronto costruttivo sui problemi del calcio, che con Malagò unico pretendente al trono federale rischierebbe di rallentare. Non è escluso quindi che subito prima del voto o magari persino all’inizio della stessa Assemblea elettiva, Abete possa fare un passo indietro, nel nome di quella compattezza del calcio italiano che tutti ritengono sia la chiave per ripartire davvero. Del resto anche Malagò, sempre dopo l’incontro con la Serie B, ha parlato di Abete in modo molto sereno: “Ho sentito Giancarlo lunedì per vederci il prima possibile. I nostri rapporti, nonostante abbia letto delle ricostruzioni del tutto fantasiose, sono ottimi”.
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A parlare esplicitamente di compattezza è stato il presidente della Lega Serie B, Paolo Bedin: prima ha fatto il punto sull’incontro (“È stata una giornata positiva e utile, ci siamo confrontati con Abete e Malagò per conoscere la loro posizione su quelle che sono le nostre priorità”), poi ha spiegato per conoscere la posizione della sua componente (che porta il 6% dei voti) su quale candidato appoggiare serviranno ancora “due-tre giorni”. Quindi ha affermato: “Le ultime vicende ci impongono di trovare una via d’uscita velocemente. Spero che il mondo del calcio in questo mese che manca al voto riesca a trovare una posizione unitaria non tanto e non solo sulle persone, quanto sui temi e sui contenuti: sarebbe un viatico straordinario per arrivare poi all’appuntamento del 22 giugno”. Dunque un calcio che remi in modo coordinato in un’unica direzione, concetto facilmente dimostrabile con una larga maggioranza alle elezioni. Oggi sarebbe evidentemente possibile soltanto appoggiando Malagò, posizione tutto sommato probabile considerando che negli ultimi tempi la B è sempre stata vicina alla Serie A. Domani il giro di incontri si chiuderà con il doppio confronto con la Lega Pro di Matteo Marani. Presto dunque il quadro del consenso sarà completo. Due candidati, ma forse non fino alla fine.
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