Un gruppo di amici veri che insieme si sono divertiti ed hanno vinto: lo storico scudetto del 1979-80 è stato l’ultimo di una squadra italiana tutta made in Italy sotto la guida del “sergente di ferro” Bersellini
L’Inter del Becca era una bella banda di amici, una famiglia in pantaloncini corti, un gruppo di giovani uomini che visse un tempo felice e lo consumò insieme, privilegio che è dato ai pochi che sanno trovare in ogni cosa un destino comune, che tutti loro riguardava. Sono rimasti nella storia del calcio italiano perché hanno vinto, certo. Lo storico scudetto del 1979-80, l’ultimo di una squadra italiana made in Italy, prima che – con la riapertura delle frontiere e l’arrivo degli stranieri – si allargassero gli spogliatoi, che da quel momento in poi diventarono un minestrone di lingue, sentimenti, ambizioni. E sono rimasti uniti, quei giocatori, per due motivi principali, perché si sono divertiti parecchio – e chi si diverte dai venti ai trent’anni non lo dimenticherà più per tutta la vita – e perché si volevano bene, se ne volevano davvero, come ha dimostrato la frequentazione che si sono imposti negli ultimi decenni, quando il mestiere di calciatore è finito per tutti ma di quel ricordo conservavano ancora la carezza. L’Inter del Becca era il riassunto di una certa Italia, che riassumeva una geografia di provincia, con tutta la voglia di vita che ne derivava. Ivano Bordon di Marghera, che partì con altri ragazzi da Mirano e quando si presentò all’Inter tutti capirono “Milano” e lo scambiarono per un bauscia, Beppe Baresi, orfano di padre, bresciano di Travagliato, Gianpiero Marini di Lodi, Spillo Altobelli di Sonnino, Roberto Mozzini di Sustinente, nel reggiano, Carletto Muraro e Giancarlo Pasinato arrivavano dalla campagna padovana, Graziano Bini era cremonese di San Daniele Po.

