L’allenatore nerazzurro ha festeggiato il titolo a modo suo: “Sì, sono andato nello spogliatoio per fumare. Io nella storia? Ma c’ero già prima…”
Prima si è preso gli applausi della curva che acclamava il suo nome, poi è rientrato negli spogliatoi. Un gesto alla Mourinho. Per non rubare la scena ai suoi ragazzi, per provare a realizzare di essere diventato il 5° allenatore nella storia dell’Inter a vincere lo scudetto al suo primo anno sulla panchina nerazzurra. E magari pure per fumarsi un paio di sigarette, che tanto rilassano Cristian Chivu dopo le partite: “Sì, scusate, ho soddisfatto un mio vizio…” confessa il romeno. Chissà, però, se il tecnico dell’Inter ha davvero raggiunto la consapevolezza di aver vinto il campionato. “Ma nella storia dell’Inter c’ero già prima, qualcosa da giocatore ho vinto… – rivendica l’allenatore nerazzurro -. Sono felice per questi ragazzi, per questi meravigliosi tifosi che hanno dovuto subire la narrativa delusa dell’anno scorso, gli sfottò di chi cerca di denigrare questa società. I ragazzi sono stati bravi a rinascere e a ritrovare le motivazioni. Sono contento per loro: questo 21° scudetto è una pagina importante per questa gloriosa società. Volevo essere bello e figo per le interviste quindi sono andato dal barbiere: ora che ho i capelli bianchi sono contento come quando facevo il calciatore. Il merito è tutto di questi ragazzi meravigliosi”.
missione compiuta
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“Per dovere, avevamo l’obbligo di provarci – prosegue Chivu -. Una stagione è una maratona: alla fine vince chi fa più punti e per fortuna ce l’abbiamo fatta, accettando le sconfitte ma essendo capaci di reagire. Ce l’abbiamo fatta. Tra gennaio e febbraio abbiamo vinto 14 partite su 14 e lì abbiamo capito. Abbiamo superato anche l’eliminazione dalla Champions e la sconfitta nel derby, ma siamo rimasti in piedi con dignità”. Sulla festa: “Non sarò ipocrita, ma penso alla finale di Coppa Italia. È ovvio che sia felice, ma è giusto che siano i giocatori a prendersi l’affetto in campo. Oggi c’era questa importante occasione di vincere davanti a loro, io sono andato in spogliatoio per i miei vizi: ho fumato una sigaretta, scusate se lo dico…”. Sui suoi meriti, Chivu svia: “Io non parlo di me. Umanamente sono atipico. Qualche anno fa ho dovuto parlare con me stesso per una questione di vita o di morte e ho perso l’ego. A volte bastoni, a volte carote: così cerco di stimolare i ragazzi, cercando di evitare errori che ho subìto. Mi sono proposto di fare l’allenatore a modo mio, di essere empatico, di non pensare al consenso di qualcuno fuori. Io cerco di dare il massimo per loro, il resto conta poco. So cosa vuol dire fare questo mestiere. Magari tra un mese sono in discussione. Bisogna accettarlo col sorriso e con la consapevolezza di fare del nostro meglio”.
Infine, i ringraziamenti. In particolare ai suoi uomini, che Chivu ha voluto far parlare in conferenza stampa nel post-partita per permettergli di prendersi i loro meriti: “Il mio staff ne merita tanti, ma anche i miei predecessori perché avevano fatto un grande lavoro rendendomi tutto più semplice. Questi ragazzi hanno conoscenze importanti sul calcio. Sono i bravi giocatori a far vincere gli allenatori”.
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