Il capitano nerazzurro celebra il 21° titolo, il terzo personale, diventato ufficiale dopo il successo sul Parma: “La cosa più importante, quando vinci, è continuare a voler vincere. Questa è la mentalità mia, di questo gruppo e di questa società: sono contento e orgoglioso di questa maglia”
“Lautaroland” è un’oasi di pace alimentata da sogni lucidi. C’è stato un tempo dove il capitano dell’Inter se ne stava steso sul letto a fissare le aste di legno sopra di lui, col braccio sinistro inclinato dietro la testa e un pennarello nella mano destra, abbozzando progetti e disegnando desideri: il Mondiale con l’Argentina, le coppe e supercoppe sparse conquistate in Italia, gli scudetti con l’Inter. Con quello arpionato ieri col Parma, in un San Siro tinto a festa con 75mila spettatori, è arrivato a tre: 2021, 2024 e 2026, dove potrebbe vincere di nuovo da capocannoniere come due anni fa.
orgoglio
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Ieri Chivu l’ha buttato dentro nell’ultima mezz’ora regalandogli la standing ovation della sua gente nel giorno della festa scudetto. Barella, sceso in campo da capitano, s’è tolto la fascia e gliel’ha infilata al braccio. L’argentino l’ha presa e poi ha confezionato l’assist per il 2-0 di Mkhitaryan. Missione compiuta. “Il primo scudetto è stato l’inizio – ha detto il 10 in sala stampa, emozionato -, il secondo l’abbiamo vinto nel derby della seconda stella, mentre questo arriva dopo una stagione sofferta. Questo titolo è figlio del lavoro duro che c’è stato durante l’anno. C’è tanto orgoglio per essere tornati subito a vincere. Chivu è stato bravo a portare nuove energie. Ha dato libertà, aria nuova. Magari all’inizio non ci davano favoriti, ma abbiamo lavorato molto e oggi siamo qui”. Di nuovo campioni d’Italia. “E vogliamo continuare ad alzare trofei”. Sogni “Lautaroland” è il film di Lautaro con lo stesso slogan di “La La Land”, il film di Damien Chazelle scandito da un payoff che abbraccia tutti quelli come Lauti: “Here’s to the fools who dream”. “Dedicato a quelli che sognano”. Il dieci nerazzurro ha iniziato a farlo ad Avellaneda. A Casa Tita, fortino del Racing dove addestrano i talenti del domani, spiccano ancora gli autografi di Lautaro scritti in neretto. Metteva la firma sulla parte inferiore del materasso sopra di lui, sul letto a castello. Era il 2014, non aveva ancora debuttato in prima squadra al posto di Milito e piangeva di notte dopo aver telefonato a sua madre, che quasi ogni giorno, per cena, apparecchiava per cinque lasciando il piatto vuoto. Un omaggio a quel figlio volato settecento chilometri più a nord di Bahía Blanca per acciuffare il sogno dei sogni: diventare un calciatore. Ce l’ha fatta. E ora potrà viaggiare sereno in America per difendere il Mondiale vinto nel 2022. Coincidenza: nel 2024, quando centrò scudetto e titolo di capocannoniere con 24 reti, planò negli Stati Uniti e vinse la Coppa America… da top scorer.
rivincita
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Lautaro ha vinto con tre allenatori diversi – Conte, Inzaghi, Chivu – ha duettato con punte di tutti i tipi – prima Lukaku, ora Thuram – e soprattutto s’è rialzato dopo una batosta. Quella che gli ha tolto il sonno e la parola per parecchio tempo: “Dopo aver perso la finale di Champions sono stato cinque giorni senza parlare con nessuno – ha raccontato -. È il dolore più profondo che abbia mai provato”. Quel 31 maggio, zigzagando senza meta sul prato dell’Allianz, Lautaro si tirò la maglia sopra gli occhi per nascondere le lacrime, promettendo ai tifosi e se stesso che avrebbe reagito. Lì ha costruito la rivincita, personale e di squadra, anche se ovviamente una Champions vale più di uno scudetto, ma da ieri può stare più sereno, perché a proposito di sogni lucidi, come disse l’amico Jason Lee a Tom Cruise in “Vanilla Sky”, «il dolce non è mai così dolce senza l’amaro”. E Lautaro di amaro ne ha masticato parecchio. Da capitano, da leader, da persona emotiva e sensibile, capace di rialzare la testa e azzannare il campionato insieme a tutta la banda Chivu. Lo scudetto andrà sulla mensola di casa, ordinatissima come sempre: “Lo spazio si trova sempre. Quando vinci la cosa più importante è continuare a vincere, sono fiero di tutto”.
Leadership
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Il terzo scudetto del Toro è all’insegna della leadership: 16 gol – e mancano tre partite alla fine… – un filotto di 11 schiaffi in 15 gare dall’undicesima alla venticinquesima giornata, prima del maledetto infortunio al polpaccio che gli ha impedito di pungere ancora di più. Il giorno di Pasqua s’è caricato la squadra sulle spalle come Atlante “risorgendo” con due gol alla Roma e mettendo il suo punto esclamativo sul terzo tricolore. L’ottavo trofeo interista comprese le tre Supercoppe italiane e le due Coppe Italia. Il 13 maggio potrebbe arrivare la terza. Nel 2023 siglò i due gol decisivi alla Fiorentina. Prima, però, c’è un altro titolo di capocannoniere da arpionare. Il tutto dopo aver raggiunto il terzo posto nella classifica all time dei marcatori interisti. Davanti a lui ci sono solo Alessandro Altobelli, secondo a 209 reti, e “Peppìn” Meazza, primo con 284. Lautaro è a 173 in otto stagioni. Il suo obiettivo è restare all’Inter a vita, piazzare altri trofei in bacheca e continuare a divertirsi nella sua casetta dai muri nerazzurri: “LautaroLand”. Il luogo ideale per quelli che sognano.
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