Da un mese il tecnico nerazzurro è nervoso e commette errori in serie dopo un avvio di stagione super, il fantasma del 5 maggio spaventa i tifosi
Aveva sorpreso tutti per l’immediatezza con cui si era inserito nel mondo Inter, prendendo la difficile eredità di Inzaghi, aveva “incantato” tifosi e ambiente con la sua iniziale seraficità, con quella sua parlantina un po’ musicale e melliflua che a volte non sai se ti sta prendendo in giro o sta dicendo sul serio, aveva recuperato alla causa giocatori importanti come Zielinski e lanciato coraggiosamente giovani di valore come Pio e Bonny ma Christian Chivu è entrato in un tunnel buio che preoccupa i nerazzurrri, nonostante un vantaggio sul Milan ancora rassicurante.
La crisi di Chivu
Se l’Inter si è fatta “mangiare” cinque punti in una settimana dai rossoneri, è uscita inopinatamente dalla Champions e ha deluso anche in coppa Italia non lo si deve solo ad errori arbitrali, come quelli – possibili – di Doveri nel derby e di Manganiello ieri con l’Atalanta. Alla base del calo più che palese della capolista, che ora appare impaurita ed anche fisicamente in decrescita, c’è anche il nervosismo del suo allenatore e diverse scelte discutibili.
Teoricamente niente di clamoroso se pensiamo che il rumeno è solo al suo secondo anno di serie A ma quando sei sulla panchina di una grande squadra tutto viene amplificato e certi errori non sono perdonati. Quell’inesperienza che era il cruccio di tanti quando la scelta di Marotta era caduta su di lui sta venendo fuori.
La data esatta dell’inizio della crisi
C’è una data precisa in cui Chivu ha iniziato a perdere la bussola ed è il giorno di San Valentino. Nè rose nè baci quando l’Inter batte la Juventus 3-2, unico scontro diretto vinto. E’ la gara dei veleni per il caso-Bastoni e proprio la vicenda della simulazione del difensore fa crollare il castello minuziosamente costruito dal tecnico nerazzurro. Appena il giorno prima aveva detto di non capire chi si lamentava degli arbitraggi, ostentando una qualcerta superiorità “etica” ma dopo il fattaccio ecco il dietrofront. Chivu difende pubblicamente Bastoni, non chiede scusa ed anzi accusa Kalulu. Quella sicurezza mostrata fino a quel momento va in frantumi.
L’eliminazione in Champions
La critica massacra il rumeno ma il peggio deve ancora venire: il turnover col Bodo all’andata finisce malissimo, vincono i norvegesi per 3-1 il 18 febbraio e nell’ambiente qualcosa inizia a rompersi. La squadra reagisce vincendo 2-0 a Lecce ma al ritorno col Glimt il 24 febbraio la fittata è fatta: nuovo ko (1-2) e Inter eliminata senza raggiungere quegli ottavi che con Inzaghi erano stati sempre il minimo garantito. Chivu perde la testa ed accusa tutti di non dare il giusto valore al cammino della sua squadra ma il terreno scotta sotto i suoi piedi.
La vittoria per 2-0 col Genoa il 28 febbraio serve a mantenere le distanze con i rivali ma in coppa Italia lo scialbo 0-0 col Como nell’andata della semifinale è un altro allarme rosso. E si arriva al derby dell’8 marzo: vince il Milan tra le polemiche (nel finale gol annullato all’Inter e rigore negato per possibile mani di Ricci) e il divario si accorcia. Ieri con l’Atalanta il punto più basso: l’1-1 (ancora con polemiche per l’arbitraggio) è figlio anche di una formazione sbagliata, di cambi improvvisati e di una condizione fisica in calo. Chivu perde la testa e viene espulso. Nessuno viene a parlare alla stampa ma non è un buon segno.
Il ricordo del 5 maggio
Nella mente dei tifosi c’è sempre lo spettro del 5 maggio, di quello scudetto che sembrava in tasca a marzo e che scappò via nel pomeriggio dell’Olimpico. E il fantasma di Hector Cuper aleggia su Chivu.


