Cinque gol al Chelsea in Champions per dare un calcio alla crisi, i campioni d’Europa sono tornati a far paura grazie anche alle magie dell’ex Napoli
Nove tiri, otto dei quali nello specchio della porta, e cinque gol. Più cinico non avrebbe potuto essere il Psg che ha lottato, sofferto, si è spaventato (sul 2-2) ma alla fine ha domato il Chelsea aggiudcandosi per 5-2 l’andata degli ottavi di Champions. Una rinascita dopo le voci di crisi degli ultimi tempi, una rivincita doppia per Luis Enrique che proprio contro i Blues aveva visto sfumare l’unico obiettivo stagionale mancante, il Mondiale per club.
La mossa di Luis Enrique
Se gli attaccanti parigini hanno ritrovato l’efficacia sotto porta che era mancata ultimamente, vanno anche rimarcate le mosse tattiche di Luis Enrique che ha inventato un nuovo PSG con marcature individuali – Joao Neves su Cole Palmer -, Warren Zaïre-Emery vicino alla posizione di terzino, Doué dentro il gioco e non sulla destra, il che probabilmente spiega la panchina iniziale per Kvaratskhelia, che è più un’ala da valorizzare sulle fasce.
L’exploit di Kvara
Proprio Khvitcha Kvaratskhelia è stato decisivo quando è entrato nella ripresa. Prima ha fornito l’assist decisivo per Vitinha, che ha segnato con un pallonetto strepitoso, poi ha fatto a fette la difesa londinese segnando due gol.
La gioia del tecnico del Psg
Felice a fine gara il tecnico asturiano che dopo aver lodato l’avversario (“L’unica differenza è che abbiamo segnato tre gol in più rispetto al nostro avversario. Per me, questa è stata la chiave”) si è preso gioco di chi ipotizzava un calo di condizione fisica: “È un ritornello comune tra i giornalisti che quando una squadra perde, si parla di un problema fisico. Non possiamo cambiare la narrazione solo perché ieri era un problema fisico e oggi è un problema diverso. Ricordate l’anno scorso? Quando ci avete detto che eravamo una squadra giovane e non potevamo vincere la Champions League. L’aspetto fisico è un cliché.”
La scelta della panchina per Kvara
La doppietta di Kvara non ha intaccato le sue convinzioni sulla scelta iniziale: “Se mi pento di averlo messo in panchina? No. Quello che faccio come allenatore è cercare la soluzione migliore per il giocatore. Se iniziassimo la partita ora, farei lo stesso.
Quello che posso dire è che è stato un momento speciale, perché non siamo più precisi come una volta. Veniamo sempre paragonati all’anno scorso. È impossibile giocare come l’anno scorso. Quello che posso dire è che siamo una squadra resiliente. Resilienza è una parola che descrive perfettamente la nostra squadra e i nostri tifosi. Cercheremo di vincere nella partita di ritorno”.

