
Tra legittimo cinismo e solida lealtà: se il Fair Play diventa un optional regolamentare
Più che una sfida fisica e di tecnica il calcio, a volte, si presenta come un vero e proprio conflitto di valori. Nelle ultime ore, due episodi agli antipodi hanno scosso i campi della Serie B, costringendo tifosi e appassionati a riflettere su cosa conti davvero quando un avversario finisce a terra.
Da un lato il cinico, e legittimo, realismo di Frosinone-Pescara, dall’altro lato la nobiltà d’animo vista in Reggiana-Südtirol.
Due episodi, due scelte diametralmente opposte e quasi in contemporanea dove si evidenzia il vuoto di un regolamento ambiguo. Un regolamento dove a decidere non è solo l’arbitro, ma la coscienza dei singoli calciatori. Vediamo i dettagli
Polemica Di Nardo: il gol della discordia
Partiamo dal gol dello 0-2 siglato dall’attaccante Di Nardo in Frosinone-Pescara, 2-2 il finale, avvenuto mentre il difensore dei padroni di casa Cittadini era a terra infortunato. Una rete che per effetto pratica e dinamica ha subito acceso la miccia sul tema del Fair Play.
E sebbene le proteste dei padroni di casa siano state veementi, l’attaccante ha agito entro i confini delle regole.
Il testo ufficiale delle regole del gioco del Calcio, infatti, non obbliga a interrompere l’azione mentre un avversario è a terra, lasciando la decisione finale al direttore di gara o alla sensibilità dei giocatori.
Un episodio che conferma come, a volte, la caccia al risultato possa prevalere sulle consuetudini etiche non scritte.
La lezione di Tommaso Fumagalli
Eppure, appena 24 ore prima, sempre n Serie B, era accaduto l’esatto opposto. Durante il match della 28° giornata Reggiana-Südtirol, con gli emiliani sotto di un gol, il portiere ospite Alessio Cragno si è accasciato fuori area mentre aveva il pallone tra i piedi.
Cragno era appena rientrato dopo 258 giorni di stop per la rottura del tendine d’Achille e, durante un’uscita, ha sentito un cedimento improvviso alzando subito le mani per segnalare il problema.
Tommaso Fumagalli, attaccante della Reggiana soprannominato “il Puma”, si è trovato nella condizione perfetta per rubare palla e segnare a porta vuota il gol del pareggio. Il match finirà con un secco 0-4 per i bolzanini.
Ma l’istinto da bomber dell’atleta di Bellinzago Lombardo è stato superato da quello dell’uomo di sport. Fumagalli, infatti, vedendo con la coda dell’occhio il collega a terra, ha scelto deliberatamente di fermarsi e mettere il pallone in fallo laterale.
Nell’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, il calciatore della Reggiana ha spiegato che “I valori umani pesano molto più di una rete”, sottolineando poi che, “nonostante l’adrenalina e la fase delicata della gara, fermarsi fosse l’unica scelta corretta da compiere”.
Il gesto dell’attaccante della Reggiana ha evocato immediatamente il celebre precedente di Paolo Di Canio dell’anno 2000. Un paragone che lo stesso Fumagalli ha accolto con orgoglio e umiltà.
Sul campo, la sportività del numero 77 dei Granata è stata premiata dai complimenti immediati degli avversari e dell’arbitro. Un riconoscimento che il giocatore ha metabolizzato solo a mente fredda, una volta svanita la tensione della partita.
Un regolamento da cambiare
Ma il tema vero è che il contrasto tra l’azione di Di Nardo del Pescara e quella di Fumagalli della Reggiana mette in luce il limite della Regola 5 dell’IFAB. Attualmente, la norma ufficiale spinge gli arbitri a non fermare il gioco per evitare che finti infortuni diventino tattiche ostruzionistiche.
Lo stesso Fumagalli del resto ammette, con grande onestà, “che la malizia fa parte del gioco”, spiegando che “in partita un calciatore tende a seguire i propri interessi e obiettivi”.
Però il suo esempio, come del resto quello recente di Jesse Joronen, che ha ammesso un tocco correggendo una decisione arbitrale a suo favore, dimostrano che esiste una via alternativa al cinismo regolamentare.
Ma è necessario, come per il VAR, normare al meglio la situazione. E qui il dibattito è aperto e intenso perché per superare la gestione discrezionale degli infortuni, il calcio guarda a riforme che trasformino il Fair Play da scelta individuale a regola certa.
Una delle strade principali è il modello basket, che prevede l’interruzione automatica del gioco se un atleta resta a terra per più di 5-10 secondi; per evitare simulazioni tattiche, chi riceve soccorso sarebbe poi obbligato a restare fuori campo per alcuni minuti.
Parallelamente, si ipotizza l’introduzione di un VAR medico. Un ufficiale sanitario in sala video che, monitorando i traumi in tempo reale, possa ordinare l’alt immediato all’arbitro in caso di infortuni palesemente gravi.
Sul fronte disciplinare, si valuta invece di punire l’indebito vantaggio, sanzionando chi segna approfittando di un avversario a terra, o di premiare la sportività con un cartellino bianco, che garantirebbe bonus concreti ai club che scelgono l’etica del gioco rispetto al risultato immediato.
Il messaggio che resta ai tifosi è quello lanciato dai presidenti dei due club coinvolti nell’episodio di Reggio Emilia. Gerhard Comper del Südtirol ha definito Fumagalli “un atleta esemplare per aver anteposto i valori al vantaggio competitivo”, mentre Carmelo Salerno della Reggiana ha ribadito “l’impegno della società nel trasmettere lealtà e correttezza come pilastri fondamentali”.
In un calcio dominato dai risultati, il “Puma” Fumagalli ha lasciato un segno più profondo di un semplice gol: una lezione di civiltà che, come lui stesso conferma, sarebbe pronto a ripetere in qualsiasi momento.

