Riccardo Calafiori si racconta da Alessandro Cattelan: la voglia di Roma ma non solo. Parole di elogio per Chivu, De Rossi e Thiago Motta, poi un pensiero all’amico
Ci sono storie che nel calcio restano sospese, in attesa del momento giusto per riprendere il filo. È esattamente quello che potrebbe accadere tra Riccardo Calafiori e la Roma: un rapporto che il tempo e la distanza non hanno mai cancellato. Oggi il difensore vive la dimensione internazionale del grande calcio, uno degli acquisti recenti più quotati dell’Arsenal, ma durante la fresca intervista concessa ad Alessandro Cattelan nel podcast “Supernova” c’è stato un momento di nostalgia e sentimento che ha riannodato i fili del legame con il club giallorosso fino a un auspicio che – lato suo – sa di promessa: vorrebbe tornare a indossare la maglia della Roma.
Questo ma non solo, perché Calafiori s’è aperto e ha detto tante altre cose interessanti: dal rapporto fortissimo con Daniele De Rossi, alle nuove abitudini londinesi, dagli elogi a Cristian Chivu e Thiago Motta alla prima rete segnata con i Gunners fino all’Europa League vissuta a diciotto anni con la maglia della sua squadra. Parole chiare e sincere: dette a scanso di equivoci.
Cresciuto a Trigoria con il sogno della Roma
Per comprendere davvero il significato di questo legame bisogna partire dall’inizio. Calafiori è un prodotto del vivaio giallorosso, cresciuto tra i campi di Trigoria con il sogno di ogni ragazzo tifoso della propria squadra: arrivare in prima squadra e restarci a lungo.
Il debutto tra i grandi nel 2020 aveva acceso entusiasmo e aspettative, ma il percorso si è interrotto prima del previsto, tra scelte tecniche, opportunità da inseguire e la necessità di trovare continuità altrove. Una separazione che ha lasciato inevitabilmente un senso di incompiuto.
La crescita lontano da casa
Per costruire davvero la propria identità calcistica, Calafiori ha dovuto mettersi in viaggio. Prima l’esperienza in Svizzera al Basilea, poi il ritorno in Serie A con il Bologna, dove sotto la guida di Thiago Motta è arrivata la svolta vera. In Emilia, infatti, il difensore ha trovato spazio, fiducia e continuità. È lì che il suo talento si è consolidato, attirando l’attenzione dei grandi club europei.
Prestazioni sempre più solide, maturità tattica crescente e una valutazione in forte ascesa: abbastanza per convincere uno dei club più prestigiosi del continente a puntare su di lui. Il salto in Premier League con l’Arsenal rappresenta il punto più alto della sua carriera finora, ovvero una sfida affascinante, dentro uno dei campionati più competitivi del mondo, la Premier League. Ma anche un percorso non lineare, condizionato da infortuni e concorrenza interna che ne hanno limitato la continuità.
La vita a Londra, il gol al City e la presa in giro
Trasferirsi in una città come Londra significa cambiare ritmo, mentalità e stile di vita. Calafiori lo ha raccontato con naturalezza, spiegando come l’impatto iniziale non sia stato semplice ma allo stesso tempo estremamente stimolante. La Premier League impone standard altissimi, dentro e fuori dal campo, e ogni dettaglio diventa parte del processo di crescita: allenamenti intensi, recupero fisico maniacale, attenzione all’alimentazione e alla routine quotidiana: tutto è organizzato per rendere al massimo.
Tra i momenti più iconici, fino ad ora, c’è sicuramente la rete contro il Manchester City. “In carriera non ho fatto molti gol, ma quando segno sono sempre belli. Nell’esperienza all’Arsenal ricordo che mi hanno preso in giro per la mia esultanza”. E continua: “Ho corso verso la panchina dall’allenatore, ero impazzito. I miei compagni, però, mi hanno dato del lecchino per essere andato ad abbracciare Arteta, ma in realtà non volevo abbracciarlo“.
Il legame con Roma che non svanisce
Ma nel racconto della nuova vita londinese c’è sempre spazio per il passato e quel ricordo simile a una “Madeleine” di Proust ha i colori della Lupa, società che lo ha cresciuto e lanciato nel calcio dei grandi. Parlando con Cattelan, Calafiori ha lasciato trasparire un sentimento che non si è mai spento. Roma resta casa, emotivamente e calcisticamente: lì è iniziato tutto come uomo e come giocatore e anche se oggi il presente parla inglese, l’idea di un ritorno non è mai stata esclusa.
“La Roma per me è casa e sono sicuro che prima o poi tornerò – spiega l’ex Bologna – Non so bene cosa accadrà in futuro e allo stesso modo non posso pianificare la mia carriera, ma tengo a società e tifosi giallorossi. Considero questa parte della mia avventura da calciatore, una cosa lasciata a metà“. L’esordio condito con gol in Uefa Europa League con il Bodo Glimt, non è stato dimenticato da Calafiori.
“Avevo appena compiuto la maggiore età e giocare quella partita così importante, mi sembrava come se stessi sognando. Il punto negativo che però c’era il Covid, quindi non ho avuto il modo di esultare sotto la Curva Sud“.
Insomma il ritorno sotto l’ombra del Colosseo non è un progetto immediato, ma un pensiero che esiste. Una possibilità futura, legata più al cuore che alle strategie di mercato, come se la sua storia in giallorosso fosse solo messa in stand-by, non conclusa.
I messaggi a De Rossi e Bove
Quindi, Calafiori parla del legame instaurato con “Capitan futuro”, adesso, tecnico del Genoa e Edoardo Bove. “Con De Rossi ho un rapporto speciale e fantastico. Lui veniva a prendermi sotto casa quando avevo sedici anni, mi ha aiutato più di tutti. Abitavamo vicini e facevamo la strada insieme. La prima volta che sono salito sulla sua automobile, avevo un’ansia incredibile, poi ti sblocchi perchè sa metterti a proprio agio. Per quanto riguarda Edoardo, invece, è come se fosse un fratello per me, siamo cresciuti insieme e mi dispiace per quello che gli è successo. Ma se può continuare il suo sogno, perché non farlo?”.
Calafiori su Vucinic e Bologna
Tra i giocatori preferiti da Calafiori, oltre a De Rossi e Francesco Totti, c’è anche Vucinic. “È un attaccante che mi piaceva tantissimo. Mi ricordo quando in Roma-Cagliari segnò e si levò i pantaloncini, qualche anno dopo l’ho fatto anche io. Bologna è stata una tappa fondamentale della mia carriera, arrivai all’ultimo giorno di mercato. Ho vissuto benissimo la città, spesso ci incontravamo in centro con gli altri ragazzi per fare aperitivo”.
Cosa ha detto su Chivu
L’ex difensore del Bologna parla poi di Christian Chivu, allenatore che quest’anno è stato catapultato su una panchina importante come quella dell’Inter. “A pelle c’hai una prima sensazione se uno è stato un grande allenatore o meno. Ho sentito i ragazzi e tutti sono contenti di lui, penso sia una persona vera e sincera, non ha paura di dire cosa pensa”.
Quel ritorno che resta possibile
Ed è proprio mentre la carriera si muove su palcoscenici sempre più grandi che il pensiero torna lì dove tutto è iniziato. Calafiori non ha nascosto di immaginare un ritorno in giallorosso, magari più avanti, quando il momento sarà quello giusto. E la sensazione è proprio quella di avere lasciato qualcosa in sospeso, ma allo stesso tempo di non aver vissuto fino in fondo l’esperienza con la squadra del cuore. Tornare significherebbe completare un percorso, chiudere un cerchio, ma anche aprirne uno nuovo: quello della maturità, della consapevolezza, della voglia di essere protagonista proprio dove tutto è cominciato.

