Madama cambia volto davanti ai microfoni

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Tanti impegni ravvicinati, polemiche arbitrali, le discussioni sul contratto: Spalletti delinea un nuovo stile comunicativo per la Vecchia Signora.

Luciano Spalletti sta vivendo una stagione particolare alla guida della Juventus, non solo per i risultati sul campo, ma anche per i suoi frequenti silenzi davanti ai microfoni. Dopo alcune partite chiave come Inter e Galatasaray, il tecnico ha scelto di non partecipare a conferenze pre e post gara, suscitando curiosità e dibattito. Dietro queste assenze si alternano motivazioni ufficiali, strategie comunicative e possibili malesseri personali. Analizzare questa nuova “politica del silenzio” – cosa assolutamente inedita in casa bianconera – aiuta a capire la gestione comunicativa del club bianconero.

La comunicazione di Madama: da onnipresente a saltuaria

A scuola di presenze ne avevo poche, ma in conferenza ce le ho tutte”. Così parlava Massimiliano Allegri sulla panchina della Juventus nel commentare le assenze ai microfoni dei colleghi (in quel caso specifico Maurizio Sarri, all’epoca alla guida del Napoli). Effettivamente, dal punto di vista della comunicazione, il club bianconero è sempre stato molto presente, nelle vittorie così come nelle sconfitte. Sempre presente un allenatore bianconero nelle conferenze di vigilia, spesso anche per quelle dei primi turni di coppa Italia, solitamente snobbate da tutti.

Un esempio, senza tornare troppo indietro nel tempo, è quello di Thiago Motta, talvolta addirittura abbandonato al pubblico ludibrio senza alcun tipo di sostegno o appoggio, quanto meno mediatico. Da quando, però, c’è Luciano Spalletti al timone, la logica del turnover viene scientificamente applicata anche alle TV. Ma proviamo a capire come e quando è avvenuta questa politica del silenzio, per delinearne contorni e confini. E, possibilmente, comprenderne le motivazioni.

Il turnover ai microfoni: tutti i silenzi di Spalletti

In questa stagione i silenzi di Luciano Spalletti hanno fatto discutere quasi quanto i risultati. Dopo Inter-Juventus 3-2 del 14 febbraio e nel post di Juventus-Galatasaray, l’assenza davanti ai microfoni è stata letta anche alla luce di tensioni arbitrali e clima acceso nel dopogara. In altri casi, però, le motivazioni sono state differenti: niente pre partita di Juventus-Torino (8 novembre, 0-0) per l’assemblea degli azionisti, stop prima di Juventus-Cagliari (29 novembre, 2-1) per lo sciopero dei giornalisti, assenza condivisa con l’allenatore avversario alla vigilia di Sassuolo-Juve dell’Epifania. Saltate anche le conferenze pre Juventus-Napoli (3-0, 25 gennaio) e pre Atalanta-Juventus di Coppa Italia (5 febbraio), ufficialmente “per concentrarsi al meglio”. Una linea che alterna cause esterne, strategia comunicativa e forse un malessere di fondo mai del tutto chiarito.

Il sostegno della società e il peso delle parole

Notizia di queste ore è che il tecnico di Certaldo non parlerà neppure alla vigilia della sfida con la Roma. Al suo posto davanti ai microfoni delle TV comparirà Pierre Kalulu. Oggettivamente, non proprio la stessa cosa, pur riconoscendo la centralità del difensore francese nella Juventus attuale. Mentre l’universo bianconero appoggia in toto il suo allenatore, professando l’imminenza di un rinnovo anche oltre i risultati, il tecnico si nasconde, dosa le parole e soprattutto seleziona le circostanze in cui utilizzarle. Quasi un unicum per un club come la Juventus che sembra adeguarsi da questo punto di vista alle sue rivali in campionato. A meno che, dietro questa strategia non si nasconda un malessere da parte di Spalletti, magari per un mercato in cui non è stato ascoltato o per un futuro che, al di là delle parole, non lo vede così blindato all’ombra della Mole.

Juventus, Spalletti e il silenzio strategico: Madama cambia volto davanti ai microfoni Ansa

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