possibile nuovo ribaltone societario in vista

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Braccio di ferro tra Tey e Manfredi, il cui rapporto è arbitrato da clausole e accordi, con fondi esteri sullo sfondo, pronti a scendere in campo

Se da una parte il campo parla di una Sampdoria in crescita, nonostante la battuta d’arresto sul campo del Mantova, arrivata dopo cinque risultati utili consecutivi e una serie di ottime prestazioni, dall’altra i pensieri su un possibile cambio di investitori all’interno della società sono sempre più al centro del dibattito sul futuro del club blucerchiato. Le voci su un probabile scontro tra il principale investitore Joseph Tey e il presidente Matteo Manfredi, come riferito nei giorni precedenti da Il Secolo XIX, sono vive e aprono a differenti scenari per ulteriori stravolgimenti dell’assetto societario.

Difatti, nonostante i frutti del nuovo corso, Tey sembra non aver dimenticato il recente passato e avrebbe mostrato il proprio dissenso sulla gestione complessiva, che avrebbe aperto ad un possibile braccio di ferro, arbitrato da quella serie di clausole ed accordi che normano il rapporto tra le parti, determinanti per il condizionamento delle scelte su eventuali nuovi finanziatori.

Il nodo è sostanziale concerne le parti di quote societarie, attualmente divise tra il 58%, nelle mani dell’investitore asiatico, e il 42%, dell’attuale presidente, vincolate dal diritto di voto e da una serie di diritti a vantaggio di Manfredi. Dunque, è sempre più vicino il momento dello snodo per la definizione del futuro societario della squadra genovese, con una primavera caldissima all’orizzonte, visto anche l’interessamento di alcuni fondi di investimento e gruppi finanziari provenienti dall’estero.

Sampdoria, il labirinto delle clausole

Nonostante la percentuale minore di azioni in favore di Manfredi, attraverso i lussemburghesi della Gestio Capital, come già anticipato, la reale differenza tra le parti risulta determinata dal diritto di voto e dall’ultima parola in caso di cessione. Infatti, l’attuale presidente blucerchiato, proprietario di azioni di tipo A, avrebbe a suo vantaggio proprio l’opportunità di voto rispetto al singaporiano, possessore di quote di tipo B. La questione enunciata, però, non è l’unica che mette Manfredi in una posizione di presumibile vantaggio. Infatti, prendendo in esame l’articolo 9.9 dell’accordo, in caso di cessione da parte di Tey sarebbe necessario il gradimento di Manfredi, non richiesto in caso di operazione contraria.

Ciononostante, l’investitore asiatico potrebbe, qualora Manfredi scegliesse di venderne la propria parte e sulla base dell’articolo 9.2, utilizzare il diritto di prelazione per l’acquisto dell’altra percentuale a 30 giorni dalla messa in vendita della quota, proposta tramite una “lettera raccomandata con ricevuta di ritorno, accompagnata dall’offerta di acquisto e da copia del contratto, inclusi dati dell’acquirente, termini, condizioni di pagamento e eventuali garanzie”.

Qualora fosse Tey a cedere la percentuale, il socio di minoranza potrebbe attuare il diritto di tag-along – dedito a tutelare la parte minoritaria delle azioni – , offrendo la propria parte alla medesima cifra di vendita della controparte. Successivamente, in caso di mancata prelazione nel tag-along, secondo l’articolo 14, Manfredi potrebbe attuare l’obbligo alla cessione a terzi per il socio con una scadenza di 15 giorni. In un quadro di tale complessità, dunque, il futuro blucerchiato potrebbe essere deciso da un duro scontro tra le parti o dalla vendita di una delle due quote.

Sampdoria, tra Svizzera e Dubai

La prima ipotesi porta ad una forzatura della pressione finanziaria di natura economica per da parte di Tey. Difatti, il socio di maggiorante potrebbe optare per la copertura del solo 58% con obbligo di appianamento del restante 42% in sfavore del socio. In merito, Manfredi starebbe pensando di correre ai ripari puntando sull’ingresso di un nuovo socio per prevenire azioni di questo tipo. Due le possibili strade, secondo le diverse voci delle ultime settimane, portano in Svizzera e negli Emirati Arabi. Infatti, sarebbe già sopraggiunta una proposta non vincolante dalla terra elvetica da parte da un fondo già operante nel panorama sportivo, ma lontano dal calcio, di cui si conosce ancora poco.

In altro luogo, invece, sarebbe vivo l’interessamento da parte della Paris Society International, fondo con sede a Dubai, inserito all’interno del gruppo Accor sotto la holding Ennismore, attiva nel mondo della ristorazione e degli hotel di lusso, con occhio a investimenti in altri luoghi della Liguria, principalmente a Portofino. L’eventuale ingresso di terzi posizionerebbe Manfredi in una posizione favorevole di rilancio per il controllo della totalità della società, ma il braccio di ferro tra i due è soltanto all’inizio.

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