Destini differenti, ma una cosa comune: la capacità di incidere silenziosamente nelle notti europee. Ecco come i tre giocatori hanno cambiato il volto della Champions
Nel grande racconto della Champions League esistono le superstar, i fenomeni annunciati, i predestinati. Ma esiste anche un’altra categoria di protagonisti: quelli che arrivano quasi in punta di piedi e finiscono per cambiare l’inerzia delle notti europee. Non sempre sono i nomi da copertina, spesso non partono con i riflettori addosso, ma quando la tensione sale e gli equilibri si spezzano, sono loro a incidere.
Jens Petter Hauge, Alexander Sorloth e Lazar Samardzic rappresentano tre percorsi diversi, ma legati da un filo comune: si sono presi una notte intera, hanno stravolto le gerarchie e scritto il personalissimo sogno nel palcoscenico più importante del calcio europeo e mondiale.
Hauge, l’uomo che arriva dal freddo e accende l’Europa
La traiettoria di Hauge è quella del talento nordico che cresce lontano dai radar del grande calcio e si costruisce la reputazione a suon di prestazioni europee. L’esplosione con il Bodø Glimt, dopo le esperienze infelice con Milan, Eintracht e Genk, ha mostrato un esterno offensivo capace di strappare, creare superiorità e incidere nei momenti pesanti e ne è una dimostrazione la partecipazione a entrambi le reti che hanno gelato l’Inter di Christian Chivu (gol del vantaggio, assist per Evjen che ha permesso alla formazione norvegese di approdare agli ottavi di finale).
La notte europea che pesa come un messaggio
Il paradosso è evidente: Hauge è cresciuto dopo aver lasciato Milano (Eintracht Francoforte e Gent le altre due esperienze) e ha scelto proprio Milano per prendersi una delle serate più importanti della carriera, punendo con la rete del vantaggio l’Inter di Christian Chivu. Il tap-in che ha permesso al Bodo di mettere in ghiaccio la qualificazione è stato istinto puro, l’assist al bacio per il compagno Evjen, una dimostrazione di tecnica sopraffina. Ma ciò che ha colpito davvero è stato l’atteggiamento: nessuna provocazione, solo concentrazione e rispetto, come se il campo bastasse a spiegare tutto.
Sorloth, l’eroe dell’Atletico Madrid
Fisico dominante, profondità continua, presenza costante in area: Sorloth è l’archetipo del centravanti moderno che unisce potenza e mobilità. Il suo percorso, però, è stato tutt’altro che lineare, ma proprio questa irregolarità ha costruito un attaccante temprato dalle sfide e pronto a incidere nei contesti più competitivi. La rappresentazione più luminosa, è arrivata martedì sera al Wanda Metropolitano, quando l’attaccante norvegese si è reso protagonista di una tripletta che ha spezzato le gambe al Club Brugge (4-1 il passivo), permettendo ai Colchoneros di Simeone di archiviare la pratica qualificazione e approdare agli ottavi di finale di Champions League.
Samardzic, il “Paladino” della Dea
L’unica rappresentante italiana ad andare avanti nella competizione regina, è stata l’Atalanta e il merito va dato al rigore trasformato a tempo scaduto dall’ex Udinese. Se Hauge rappresenta l’imprevedibilità e Sorloth la forza, Samardzic incarna la creatività. Il fantasista serbo ha deciso di trasformarsi nel momento più importante e delicato della stagione nerazzurra. Spesso, infatti, il tecnico Palladino ha rinunciato alle sue qualità (spesso chiuso dalla concorrenza di De Ketelaere e Raspadori), ma nell’ultimo periodo sta diventando sempre un punto fermo nello scacchiere della dea e la rete che ha permesso all’Atalanta di rimontare il Borussia Dortmund ha sancito questa trasformazione. Samardzic non è più una matricola, ma un giocatore che può ancora crescere, diventare leader e prendersi sulle spalle tutta l’Atalanta. E tutto questo, l’ex Udinese lo ha dimostrato nella sfida di ieri sera contro la formazione tedesca.
Tre percorsi diversi, un impatto comune
Insomma Hauge, Sorloth e Samardzic non condividono ruolo, stile o carriera, ma incarnano perfettamente lo spirito più autentico della Champions League: l’imprevedibilità. Non sempre sono i più celebrati, ma spesso sono quelli che cambiano davvero le partite. In un torneo dove ogni dettaglio può ribaltare il destino di una stagione, la loro capacità di incidere nei momenti chiave li ha trasformati in protagonisti silenziosi ma decisivi. Tre storie diverse, un’unica verità: in Champions non conta solo chi parte favorito, ma chi riesce a farsi trovare pronto quando la notte diventa davvero europea.

