Fonseca, la guerra in Ucraina e quella notte di terrore con De Zerbi. L’ex Milan duro su Trump e i Mondiali

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Sono trascorsi quattro anni dall’invasione russa in Ucraina e l’allenatore portoghese rivive l’incubo: “Non ho mai avuto così tanta paura per la vita di mio figlio e mia moglie”

Paulo Fonseca si è rilanciato in Francia alla guida dell’Olympique Lione dopo la fugace e disastrosa parentesi alla guida del Milan. Nelle ultime ore il tecnico portoghese ha fatto parlare di sé soprattutto per una lunga intervista rilasciata a ‘L’Equipe’ in cui ha raccontato il dramma della guerra in Ucraina svelando un retroscena legato a De Zerbi, ma ha pure preso posizione sui Mondiali sferrando una stoccata a Donald Trump.

Fonseca, la guerra in Ucraina e De Zerbi

Dal 2016 al 2019 Fonseca ha allenato lo Shakhtar Donetsk, prima di trasferirsi alla Roma. Ma al Paese dove ha vinto per tre volte di fila il campionato è sempre rimasto legato essendo sposato con una giornalista ucraina dal 2018.

Il tecnico portoghese riavvolge il nastro al 24 febbraio 2022, quando la capitale Kiev fu bombardata dalla Russia. Proprio in quel giorno Fonseca avrebbe dovuto far ritorno in Portogallo, eppure si ritrovò a trascorrere la notte nel bunker di un hotel con De Zerbi, che era nel frattempo diventato allenatore dello Shakhtar.

Il racconto del dramma e la confessione

Sono trascorsi quattro anni dall’inizio della guerra scatenata dall’invasione russa, ma Fonseca ricorda il dramma di quel giorno come fosse ieri. “Alle 5:00 del mattino siamo stati svegliati dal rumore delle bombe. La prima cosa che abbiamo fatto è stata riportare nostro figlio in camera. Dovevamo andarcene, ma tutti scappavano, in strada c’erano tantissime auto. Abbiamo preso le valigie e siamo saliti su un minibus con tutta la famiglia”.

L’ex Milan continua il suo racconto: “Il presidente dello Shakhtar aveva un hotel con un bunker al primo piano interrato. Andammo lì e trascorremmo una notte lì con Roberto De Zerbi, con il suo staff tecnico e la maggior parte dei giocatori brasiliani del club. Eravamo forse in 60, spaventati, perché guardavamo in televisione i soldati russi che cercavano di entrare a Kiev”.

La fuga in Moldavia

Il giorno dopo Fonseca e la sua famiglia riuscirono a lasciare l’Ucraina grazie all’intervento dell’ambasciatore portoghese. A bordo di un minivan si diresse in Moldavia al termine di un viaggio durato addirittura 30 ore.

Non ho mai avuto così tanta paura per le nostre vite, per la vita di mio figlio e di mia moglie” ha confessato il tecnico dell’Olympique Lione, che occupa la terza posizione in Ligue 1 con un vantaggio di 5 punti sul Marsiglia, ex squadra proprio di De Zerbi.

La posizione sul Mondiale e la bordata a Trump

Sui Mondiali nordamericani il portoghese ha un’idea ben precisa: “Dovrebbero svolgersi altrove”. Dunque, anche Fonseca si iscrive al partito di chi non vuole la rassegna iridata negli Stati Uniti. Nel mirino il presidente Donald Trump non solo per la sua politica aggressiva nei confronti della Groenlandia, ma anche per l’ingerenza in Venezuela.

“Ha dimenticato i più svantaggiati e i più deboli per schierarsi dalla parte dei propri interessi economici. Il presidente americano non ha pensato alle persone. Ha pensato ai soldi”. E definisce “vergognoso” che il primo Premio per la Pace della Fifa sia sta attribuito proprio al tycoon. “Il calcio non merita questo”.

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