dal modulo alla tattica come cambia l’Avellino con Ballardini

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Dallo shock dell’esonero di Biancolino all’arrivo del “mago delle salvezze”: come Davide Ballardini trasformerà tatticamente i lupi per blindare la Serie B

L’ufficialità della notizia ancora non c’è ma è davvero questione di ore, se non di minuti, ed arriva, come un fulmine a ciel sereno, in un martedì sera di metà febbraio che segna, forse, il punto di non ritorno della stagione dell’Avellino.

La società biancoverde, infatti, ha deciso di voltare pagina, sollevando dall’incarico di allenatore della Prima Squadra Raffaele Biancolino e di affidare la panchina a un veterano del calcio italiano: Davide Ballardini.

La scelta, maturata dopo un casting frenetico e non privo di colpi di scena, la soluzione Pagliuca è stata scartata quasi in dirittura di arrivo, rappresenta una virata netta rispetto al recente passato.

Se da un lato Biancolino incarnava l’appartenenza e il cuore irpino, Ballardini porta in dote il “sangue freddo” e l’esperienza di chi ha vissuto mille battaglie, anche se quasi tutte in Serie A.

Ma l’Avellino oggi naviga in acque agitate in Serie B, a soli tre punti dalla zona playout, e il compito del tecnico ravennate sarà tutt’altro che una passeggiata di salute.

La fine del ciclo Biancolino: quando il cuore non basta

L’esonero di Raffaele Biancolino è la cronaca di un addio annunciato. Il “Pitone”, idolo indiscusso della tifoseria da calciatore, non è riuscito a trasmettere alla squadra quella solidità necessaria per mantenere la categoria con serenità.

Il ruolino di marcia delle ultime settimane è stato impietoso: cinque sconfitte nelle ultime sei gare. La caduta interna contro il Pescara è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, evidenziando una fragilità difensiva e una confusione tattica che la dirigenza non ha più potuto ignorare.

Nonostante una classifica che vede i lupi ancora tecnicamente fuori dalla zona rossa, l’inerzia dei risultati parlava di un crollo imminente. Biancolino paga l’inesperienza in un campionato spietato come la Serie B, dove la gestione dei momenti di crisi richiede un cinismo che il tecnico campano non è riuscito a trovare.

Il casting e il “dietrofront” Pagliuca

L’arrivo di Ballardini non è stato però un percorso lineare. Il club irpino si è presentato all’appuntamento con l’esonero con poche certezze e molti dubbi. Per giorni il nome più caldo è stato quello di Guido Pagliuca. L’ex tecnico della Juve Stabia sembrava aver già firmato, attendendo solo la rescissione con l’Empoli.

Tuttavia, il castello è crollato sui dettagli: il mancato accordo sulla composizione dello staff tecnico ha portato alla rottura definitiva. In un clima di incertezza e contestazione strisciante, la dirigenza ha deciso di puntare sull’usato sicuro, andando a pescare un profilo che solitamente non frequenta i palcoscenici della cadetteria.

Il paradosso della poca esperienza in Serie B

Per Davide Ballardini parla il curriculum. Se esiste una definizione di “allenatore pompiere” nel calcio italiano, il suo volto è quello che compare per primo. La sua carriera è costellata di missioni impossibili accettate in corsa, spesso con risultati strabilianti.

Il suo capolavoro resta probabilmente la stagione 2007-2008 a Cagliari. Subentrato a metà stagione con una squadra che sembrava già retrocessa, Ballardini compì un miracolo sportivo, trascinando i sardi a una salvezza tranquilla grazie a una cavalcata trionfale nel girone di ritorno.

Lo stesso copione si è ripetuto più volte al Genoa. Ogni volta che la presidenza si trovava nel baratro, chiamava Ballardini: il tecnico arrivava, sistemava la difesa, ridava dignità al gioco e portava la nave in porto.

Per non tacere della Supercoppa Italiana vinta co contro l’Inter del Triplete a Pechino nell’estate del 2009.

Non mancano però le ombre: le recenti esperienze con Cremonese e Sassuolo non hanno portato al miracolo della salvezza. Proprio il dato sulla Serie B è quello che fa riflettere: nonostante le 289 panchine in A, Ballardini conta appena 11 presenze complessive in cadetteria con la Cremonese a inizio 2023 e con il Pescara nel lontano 2006.

Un paradosso per un tecnico della sua caratura, che ora dovrà calarsi in una realtà sporca e cattiva, dove la tecnica spesso cede il passo all’agonismo puro.

Come cambia il volto tattico dell’Avellino

Ma come cambierà concretamente l’Avellino edizione 2025-2026 sul rettangolo verde? Partiamo da un dato che ci sentiamo di definire certo, verranno dimenticati i picchi emotivi e le fiammate della gestione Biancolino.

L’arrivo di Davide Ballardini in Irpinia porterà con sé la parola d’ordine razionalità. Il tecnico di Ravenna, infatti, non è un integralista tattico, ma un grande osservatore delle realtà fattuale. Uno di quegli allenatori che prima di imporre una propria idea di gioco si preoccupa di capire cosa i suoi giocatori possano realmente dare alla causa.

L’impronta immediata sarà una e una sola, pragmatismo, solidità e punti. La priorità assoluta di Davide Ballardini sarà quella di mettere in sicurezza una difesa che ultimamente imbarca acqua da tutti le parti. Non bisogna aspettarsi quindi un calcio champagne fatto di rischi calcolati, ma una squadra corta, compatta e terribilmente difficile da superare. Soprattutto a centrocampo.

Probabile, quindi, che si riparta dalla difesa a tre, il marchio di fabbrica del tecnico, per dare sicurezza ai centrali e permettere agli esterni di spingere senza l’ansia di lasciare spazi alle proprie spalle.

In mezzo al campo, la gestione del pallone diventerà più ragionata. Ballardini, infatti, ama il gioco fluido ma senza fronzoli. I centrocampisti, almeno due con un centrale che cuce con difesa e attacco non saranno più semplici incursori, ma i primi custodi dell’equilibrio tattico.

Pertanto, il passaggio dal calcio istintivo di Biancolino a quello razionale di Ballardini richiederà un adattamento mentale rapido. E quindi meno giocate “di classe” e molta più attenzione alle distanze tra i reparti.

In sostanza, l’Avellino passerà dall’essere una squadra governata dagli umori del suo tecnico e dei suoi protagonisti ad una squadra “operaia” nel senso più nobile del termine.

Una scommessa da vincere

Da registrare, infine, che non appena nella serata di martedì 17 febbraio ha iniziato a circolare la voce dell’ingaggio di Ballardini nella sfera web dei tifosi biancoverdi ha iniziato a circolare l’hashtag #Ballacoilupi, un hashtag che c’è da giurare diventerà anche uno striscione.

C’è curiosità, ma anche consapevolezza che non si può più sbagliare. La trasferta contro la Reggiana di domenica prossima sarà già un test decisivo. Davide Ballardini rientra in pista dopo due anni di inattività, con la fame di chi vuole dimostrare che la sua “patente di guida esperta” non è scaduta.

L’Avellino dal canto suo ha scelto la strada dell’esperienza per evitare un baratro catastrofico. Se “il Balla” riuscirà a trasmettere quella solidità che ha fatto la sua fortuna, allora i lupi potranno tornare a ululare davvero e soprattutto potranno salvare la categoria.

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