Il tecnico spagnolo aveva invitato il bomber a cambiare sport per non aver saputo reggere le provocazioni, la replica dell’ex Milan affidata ai social
Continua ad essere una stagione maledetta per Álvaro Morata. In estate il bomber, reduce dal prestito al Galatasaray, era felice per il ritorno in serie A con la maglia del Como ma in questi sei mesi è successo di tutto: la nuova rottura con Alice Campello, il gol che non voleva arrivare (uno solo finora, in coppa Italia contro la Fiorentina, festeggiato con gioia: “Ho avuto la fortuna di segnare molti gol. Ma quello di oggi è uno dei più importanti della mia vita per tutto quello che c’è dietro”), il brutto infortunio che lo ha tenuto fuori per più di 3 mesi e ora anche un’espulsione che lo mette fuorigioco proprio per la gara che aspettava di più, contro il Milan, in cui sognava di prendersi una rivincita. Come aggiunta anche la tirata di orecchie pubblica da parte del suo allenatore.
Le accuse di Fabregas
Sabato scorso Morata è entrato dalla panchina nella partita contro la Fiorentina e stava contribuendo alla rimonta. Ma, proprio quando il Como sembrava vicino al pareggio, è stato espulso dall’arbitro Marchetti che ha estratto due gialli in meno di un minuto per le sue ripetute proteste. Le conseguenze sono state pesanti: il Como ha perso il sesto posto, che gli garantisce l’accesso all’Europa … e Morata non potrà giocare contro il Milan. Per Fabregas un’ingenuità imperdonabile.
In un gruppo giovane come il Como – ha pensato il tecnico spagnolo – Morata dovrebbe dare il buon esempio ai suoi compagni: “La provocazione fa parte del calcio. Chi non riesce a convivere con questo aspetto del gioco dovrebbe dedicarsi ad altro, dovrebbe cambiare sport“, ha detto Fàbregas a DAZN dopo la partita. “È un giocatore esperto, mi aspetto molto di più da lui sotto questo aspetto”.
La risposta di Morata
Dopo giorni di silenzio, Morata ha deciso di parlare con un messaggio sul suo profilo Instagram: “Ho commesso di nuovo un errore. Ancora una volta, sono rimasto intrappolato in quel rumore costante in cui tutto è concesso, dove esprimere opinioni sembra più importante che pensare, e le parole hanno meno peso dell’eco che generano. Avanti, continuo a lavorare e a lottare come ho sempre fatto”.

