autogol shock, insulti a Di Cesare e vetro del pullman in frantumi. Che succede adesso

ALL calcio
7 Min Read

Tra contestazione feroce e lo spettro della Serie C: il San Nicola esplode contro la gestione De Laurentiis. Squadra allo sbando e futuro appeso a un filo

Quella che doveva essere la domenica della rinascita si è trasformata nell’ora più buia della storia recente del Bari. Il fischio finale di Bari-Südtirol, infatti, non ha segnato solo la fine di una partita persa 1-2 tra le mura amiche, ma ha dato il via a una delle contestazioni più feroci degli ultimi anni.

Il San Nicola, un tempo fortino inespugnabile, è diventato il teatro di una rottura che appare ormai insanabile tra la piazza e la società.

L’incubo in campo: l’autogol di Mane e il baratro

La partita contro gli altoatesini doveva rappresentare l’ultima spiaggia per la squadra di Moreno Longo, tornato in panchina per tentare l’ennesimo miracolo di una stagione nata male e proseguita peggio. Invece, il campo ha restituito l’immagine di una squadra fragile, priva di identità e schiacciata dalla pressione.

L’episodio simbolo del tracollo avviene al 76’. Sul punteggio di 0-1, con il Bari proteso in un attacco disperato ma confuso, un cross apparentemente innocuo dalla fascia destra del Südtirol trova la deviazione maldestra di Mané.

Il difensore, nel tentativo di anticipare l’avversario, infila il proprio portiere Cerofolini. È l’autogol della disperazione: lo stadio ammutolisce per un istante, prima di esplodere in una bordata di fischi assordanti. Quell’errore non è solo un infortunio tecnico, ma il manifesto di una stagione in cui tutto ciò che può andare storto lo sta facendo regolarmente.

La furia dei tifosi: pullman nel mirino e momenti di tensione

Se il clima all’interno dello stadio era elettrico, all’esterno la situazione è degenerata rapidamente. Già prima della fine del match, centinaia di tifosi della Curva Nord si sono radunati davanti ai cancelli della tribuna autorità e dell’uscita dei mezzi. Il coro è stato unanime: “Vergognatevi”.

Ma la rabbia non si è fermata alle parole.

Nel caos post-partita, il pullman della squadra è stato preso d’assalto da un gruppo di facinorosi. Un lancio di oggetti ha mandato in frantumi uno dei vetri laterali del bus della squadra mentre cercava di lasciare l’impianto.

Solo il tempestivo intervento delle forze dell’ordine in tenuta antisommossa ha evitato che la situazione degenerasse ulteriormente. La polizia ha dovuto utilizzare i lacrimogeni per disperdere la folla e permettere al mezzo di allontanarsi, scortato come in uno scenario di guerra.

Valerio Di Cesare: dall’altare alla polvere

L’aspetto più doloroso di questa domenica di ordinaria follia riguarda Valerio Di Cesare. L’ex capitano, oggi Direttore Sportivo e simbolo della “baresià”, è finito nel mirino della critica più becera.

Nonostante il suo legame viscerale con la città e i dieci anni di carriera spesi per la maglia biancorossa, Di Cesare è stato bersagliato da insulti pesanti e attacchi personali all’uscita dello stadio.

Il DS, visibilmente scosso, ha parlato di “coltellate a livello umano”. La sua figura, che doveva fare da ponte tra la contestata proprietà De Laurentiis e la piazza, sembra ora logorata. Il fallimento del mercato invernale e la scelta tardiva del cambio in panchina pesano come macigni sulla sua gestione.

Quando anche le icone iniziano a cadere, significa che il punto di non ritorno è stato superato.

Moreno Longo e il “loop negativo”

In sala stampa, Moreno Longo è apparso un uomo solo al comando di una nave che imbarca acqua da ogni parte. “Siamo entrati in un loop mentale negativo”, ha ammesso il tecnico piemontese. “Questa squadra non ha un’identità precisa a causa dei continui scossoni tecnici”.

Le statistiche gli danno ragione: il Bari fatica a tirare in porta e, quando lo fa, manca di quella cattiveria necessaria per salvarsi.

Longo ha chiesto “elmetto e coraggio”, ma le sue parole sembrano pietre lanciate in un pozzo vuoto. La condizione atletica definita “deficitaria” e la mancanza di automatismi consolidati rendono la rincorsa alla salvezza un’impresa che rasenta l’impossibile.

Con la classifica che ora vede il Bari saldamente in zona retrocessione diretta, la domanda che tutti si pongono è: c’è ancora spazio per la speranza?

Il nodo De Laurentiis e la multiproprietà

Sullo sfondo rimane il convitato di pietra: la famiglia De Laurentiis. La contestazione dei tifosi è diretta principalmente alla proprietà, accusata di gestire il Bari come una “succursale” senza ambizioni e di aver svuotato il club di ogni prospettiva futura attraverso il limite della multiproprietà.

Il clima di ostilità permanente attorno alla presidenza sta rendendo impossibile qualsiasi tentativo di normalizzazione.

I tifosi chiedono a gran voce un passaggio di mano, una cessione che possa restituire dignità e sogni a una piazza che vanta una media spettatori da Serie A ma che si ritrova a tremare per lo spettro della Serie C.

Che succede adesso?

Il Bari ha davanti a sé un calendario infernale e una psiche a pezzi. La società dovrà decidere se proseguire con Longo – che sembra l’unico ad avere un barlume di lucidità tattica – o tentare l’ennesimo, disperato scossone.

Ma il problema non sembra più essere solo tecnico. È un problema di ambiente, di fiducia e di credibilità.

Senza una reazione d’orgoglio immediata e, soprattutto, senza un segnale chiaro da parte della proprietà sul futuro del club, il rischio è che il vetro rotto del pullman sia solo il primo di molti altri cocci difficili da rimettere insieme.

Il Bari è nel caos, e il tempo delle scuse è finito. Ora servono i punti, o sarà il baratro della terza serie

TAGGED:
Share This Article
Leave a Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *