Il grande doppio ex presenta il derby d’Italia e stila le formazioni ideali delle due squadre: “Conta più per i bianconeri e metto Boninsegna in campo con entrambe le maglie”
Il derby d’Italia l’ha giocato 25 volte e con entrambe le maglie: ventidue con la Juventus e tre con l’Inter, di cui é stato anche allenatore all’inizio degli anni Duemila. L’urlo Mundial di Marco Tardelli, doppio ex della super sfida, si abbatte come un uragano su San Siro. “Questo derby d’Italia – sottolinea il centrocampista Campione del Mondo con l’Italia 1982 del ct Bearzot – conta di più per la Juventus. La squadra di Spalletti si sta giocando la qualificazione alla prossima Champions League punto a punto con le rivali. Ma una vittoria peserebbe tantissimo anche per l’Inter, che ha la possibilità di confermarsi la padrona del campionato nella serata più importante”. Il Marco nazionale, campione della Signora dal 1975 al 1985, ha segnato 5 gol con la Juventus nella sfida più sentita dai tifosi bianconeri, però non é riuscito a griffare il derby d’Italia nelle tre occasioni vissute da interista tra il 1985 e il 1987. “Chi segna stavolta? Nella Juventus punterei su Yildiz – continua il Campione del Mondo -. Il turco è il numero dieci, il talento con i migliori colpi e dopo il rinnovo di contratto è ancora di più il simbolo dei bianconeri. L’Inter ha maggiori soluzioni tra centrocampo e attacco, ma con Lautaro e Thuram si va sul sicuro”. Tardelli ha disegnato le sue top 11 senza tempo di Inter e Juventus, ma una cosa è certa: oggi troverebbe posto tanto nel centrocampo di Cristian Chivu quanto in quello di Luciano Spalletti. Questione di spessore umano e tecnico. “Forse – conclude Tardelli – per questo big match farei più comodo a Spalletti. Mi sembra che Luciano abbia maggiore bisogno di un centrocampista con le mie caratteristiche rispetto a Chivu”.

PORTIERE
Ivano Bordon: Silenzioso fuori, poco spettacolare in campo: super concreto.
DIFENSORI
Beppe Bergomi: Ragazzo maturo, non soltanto per i baffi. Non parlava tanto, ma dava moltissimo.
Fulvio Collovati: Compagno e amico, uno dei più simpatici: non era un fenomeno (risata), ma era uno spasso.
Alessandro Bastoni: Chi sa giocare non ha epoca: avrebbe fatto la differenza anche ai miei tempi.
Giacinto Facchetti: Uno dei primi terzini fluidificanti, a inizio carriera mi sono ispirato a lui. Idolo.
CENTROCAMPISTI
Gabriele Oriali: Grande amico: solido, tenace, duro: in partita si faceva sentire come pochi.
Andrea Pirlo: Il mio pupillo. Ho avuto la fortuna di allenarlo nell’Under 21 e nell’Inter: talento immenso e purissimo.
Sandro Mazzola: Prima l’ho visto giocare, poi l’ho affrontato: mi ha sempre affascinato perché faceva ogni cosa con semplicità e personalità.
ATTACCANTI
Karl-Heinz Rummenigge: Fantastico Kalle: tedesco brillante che aveva voglia di divertirsi e giocare. Forza della natura.
Roberto Boninsegna: Avversario rude, meglio come compagno: capiva in anticipo dove sarebbe arrivato il pallone. Nove vero.
Alessandro Altobelli: Insieme in un’Inter che non viaggiava più al massimo, ma Spillo sotto porta c’era sempre.
ALLENATORE
Giovanni Trapattoni: All’Inter ho vissuto un Trap diverso da quello juventino: ma forse ero cambiato io…
PORTIERE
Dino Zoff: Simpatico già al mattino presto, tutt’altro che chiuso. Il numero uno dei numeri uno.
DIFENSORI
Gaetano Scirea: Persona, leader e difensore top. Silenzioso, ma sempre vicino ai compagni. Era molto in tutto.
Claudio Gentile: Siamo stati uno il testimone di nozze dell’altro, ci vogliamo un gran bene: meglio non farlo arrabbiare, in campo era pesante…
Francesco Morini: Difensore vecchio stampo, amava marcare: con lui ti sentivi al sicuro.
Antonio Cabrini: Il Facchetti della situazione, grande spinta, gol bellissimi. Bestiale, non soltanto bello.
CENTROCAMPISTI
Franco Causio: Il più brasiliano dei brasiliani. Ha dato tanto, ma mediaticamente non è stato elogiato come avrebbe meritato.
Michel Platini: L’intelligenza fatta persona, odiava difendere ma poi alla Juve ha imparato anche quello. Extraterrestre.
Zibi Boniek: Veloce, furbo e con un gran tiro. Ironico e autoironico, tutt’altro che permaloso.
ATTACCANTI
Paolo Rossi: Paolino era il sorriso, non litigava mai. Con lui si iniziava da 1-0 per noi.
Roberto Boninsegna: Quello della Juve era un Bonimba adulto: mi rimproverava spesso per come gli davo la palla.
Roberto Bettega: Lo trovavi sempre al posto giusto. Bello anche da vedere.
ALLENATORE
Giovanni Trapattoni: Umanità incredibile, ha cambiato la Juventus e con lui abbiamo vinto tantissimo.
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