Alcuni restano nei cuori, altri diventano bandiere da alzare e ammainare, altri ancora promettono tanto e poi si perdono. In comune hanno l’essere napoletani con la maglia azzurra, quella che hanno sempre sognato
Il viso di traccia antica, lo sguardo sfrontato che sguaina l’orgoglio, la frustata del vento in faccia a marcare un’appartenenza. I guizzi da serpente a smarcarsi dalla retorica, il piede a seguire l’istinto, l’approccio di chi è partito da lontano e no, adesso non molla niente. Scugnizzi del calcio, ogni tanto la miseria, più spesso la nobiltà a segnare il loro destino. L’ultimo è Antonio Vergara di Frattaminore. Il ragazzo che brilla nel Napoli modalità ortopedia ripercorre il solco dei tanti che prima di lui si sono imposti al grande calcio. Epicentro di tutto Napoli, i vicoli della città, la cintura urbana, una mappa che si presenta come ombelico dei sogni, centro di gravità che – quei sogni – prima li attrae, poi li culla, quindi li semina.

